Torino – Dopo la chiusura per inagibilità delle aree viola e gialla del CPR, ottenuta dai reclusi con le loro proteste, da oggi iniziano i trasferimenti verso gli altri centri di detenzione.
Chi, invece, è stato trasferito all’interno del CPR da una zona all’altra è stato lasciato senza posto letto e materasso, o direttamente posto in isolamento nella cosiddetta zona ospedaletto, il luogo dove a inizio luglio fu trovata la salma del giovane richiedente asilo bengalese.

Questa mattina è già partito da Torino un primo cellulare della polizia con 7 persone, la destinazione probabile è in uno dei CPR del sud Italia. Agenzie di stampa indicano il CPR di Trapani. In giornata sono stati annunciati altri 3 viaggi.
Dopo l’incendio, la protesta collettiva era proseguita con uno sciopero della fame, ma oggi si è interrotto.

Proseguono all’esterno del CPR le raccolte di cibo dei e delle solidali: questo metodo di sostegno permette ai reclusi di poter alimentarsi nonostante il cibo scadente del CPR e quindi li mette nella condizione di proseguire nel tempo le loro lotte, senza essere afflitti dalla fame.
E’ un metodo di sostegno della lotta che crea, anche tra le persone recluse, solidarietà e condivisione, fondamentali per essere uniti, soprattutto nel momento in cui il CPR viene completamente reso invisibile all’opinione pubblica. Eccetto qualche articolo di giornale, infatti, nessuna rappresentante politico o istituzionale ha ancora detto nulla rispetto a quanto accade quotidianamente in questi lager italiani.

I CPR vanno chiusi!