L’intervento tardivo delle istituzioni sul sostegno concreto alla popolazione non ha fermato i numerosi attivisti e  volontari che su campo si stanno muovendo tramite mutuo soccorso e  campagne per il reddito di quarantena.

In questa situazione così difficile per tutti noi, le mense ad esempio per chi non ha nullo continuano ad essere attive in forme diverse in ogni città, con enormi difficoltà legate anche all’evitare il sovraffollamento per ridurre il rischio contagio.

In Sardegna le mense hanno chiuso, ma non la distribuzione ed i volontari ad esempio continuano ad essere presenti “fuori” la porta per consegnare alimenti a tutte le persone in difficoltà.

Molti però non lo sanno e, a causa del divieto di uscire in strada ed il timore di incappare in multe insostenibili, restano in alloggi di fortuna come vecchie fabbriche abbandonate o casolari lontani in attesa che qualcosa cambi. Non solo sono senza dimora, ma non hanno neppure più di che mangiare.

Tra un discorso e l’altro Soulemane dice “ pensavamo che era un fatto politico. Che volevano che stessimo dentro perchè la gente ha paura di noi. Piano piano invece abbiamo cominciato ad avere paura perché tante persone si ammalavano. Ci hanno chiamato le famiglie dal Gambia e gli amici che stanno in giro in Europa. Erano tutti molto preoccupati. Noi però avevamo un problema più grande del virus: il cibo. Non sapevamo più dove trovarlo e non potevamo nemmeno andare a lavorare. Non possiamo più. Dentro questa casa rotta siamo come i fantasmi. Anime morte”.

“Poi chiamando gli amici sparsi in Germania, grazie al signor Inverno (nome di fantasia), ci hanno detto che ci sta una rete. Per questo vi abbiamo chiamato. Dove possiamo trovare da mangiare?”

Gli attivisti ed i volontari si sono subito attivati, contattando alcuni solidali su Nuoro che hanno immediatamente sentito Soulemane, disponendo non solo la consegna di un pacco alimentare ma dandogli tutte le informazioni necessarie in questo momento di enorme difficoltà, soprattutto ricostruendo quel legame tra le persone che solo, in questo momento sta rispondendo a questa situazione di straordinaria disperazione.

I solidali risolvono problemi di cui le Istituzioni dovrebbero occuparsi. Sono in tanti i migranti rimasti senza permesso di soggiorno in Italia, a causa delle leggi che in 30 anni si sono alternate in questo Paese, costruendo sempre maggiori ostacoli alla regolarizzazione ed aumentando i canali di sfruttamento lavorativo e  miseria. In un Paese in cui centinaia di persone sono a rischio fame, coloro che non hanno un permesso di soggiorno NON SONO. Il documento è il confine tra la vita e la morte , persino in uno stato di emergenza sanitaria, in cui tutti hanno diritto alla tutela in primis sanitaria, nonché di alloggio ed assistenza adeguate. I nostri governanti stabiliscono regole repressive e continuano a  delegare ai solidali, agli attivisti ed ai volontari cose che devono Loro fare per funzione.

Intanto partoriscono Decreti e continuano  a rappresentare il ruolo feroce di un’istituzione cieca: non ti vedo dentro le case sgarrupate, non ti vedo se non hai un documento, non ti vedo se giaci per strada. Sono in grado di guardare soltanto ciò che vedono allo specchio, quando chiudono la porta di casa: il loro potere li lascia “al sicuro”.

Soulemane parla con rabbia” per loro non è un problema. Non ci vedono mai, figurati adesso. Ma noi vediamo bene. Vediamo tutto e se ci sta un dio, lo sa pure lui. Verrà il giorno che voi starete come noi adesso. Forse capirete. Noi non capiamo, è un incubo. Per noi se hai due gambe e cammini e parli anche un’altra lingua sei un uomo. Tanto ci basta per passarti una noce di cola ed ospitarti”.

Yasmine Accardo

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