di Livia Apa – La stampa internazionale, come quella italiana, vive da qualche tempo un vero e proprio innamoramento per l’esperienza politica che dal novembre 2015 ha portato al governo in Portogallo un gruppo di forze progressiste capeggiate dal socialista António Costa, alleanza che ha saputo costruire mettendo fine alla durissima stagione della troika, un momento di riscatto per i portoghesi che  uscivano da una crisi economica senza precedenti, restituendo loro speranza nel futuro, in assoluta controtendenza con l’affermarsi, in altri paesi europei, di governi orientati a politiche sovraniste e di scarso respiro sociale. Non è questa la sede per valutare il grado di effettivo progressismo di questi anni di governo di Costa, riconfermato al potere anche nelle recenti elezioni del 2019, ma i mezzi di informazione dovrebbero forse  entrare un po’ più nello specifico delle misure adottate in questi anni in cui si è consumato una politica di turistificazione generalizzata del Paese, a scapito della popolazione locale sempre più spinta ai margini della vita delle città a causa di una esponenziale crescita dei prezzi delle case, favorendo grossi investimenti esteri. Negli ultimi giorni molte testate, anche autorevoli, hanno cominciato a battere la notizia che in Portogallo il Governo aveva concesso una regolarizzazione straordinaria a tutti i migranti.

Niente di più falso, putroppo. Ciò che il decreto legge 3863-B/2020 dispone è in realtà una deroga della validità del titolo di autorizzazione di residenza per quanto riguarda i rinnovi e una estensione del diritto di accesso a quanti entro il 18 marzo avevano presentato domanda di soggiorno venendo in possesso della ricevuta che farà quindi fede per l’accesso a tutti i servizi, da quello  sanitario, a tutti gli altri servizi pubblici ma anche per firmare un eventuale contratto di lavoro, o per aprire un conto bancario. Tale deroga, perché di deroga si tratta e non di sanatoria, è temporanea, valida solo fino al 30 giugno, dopo di che coloro che avevano preso appuntamento per ricevere il titolo definitivo di soggiorno dovranno comunque prenotare una nuova data venendosi così ad allungare i tempi di una definitiva regolarizzazione. La disposizione si estende, come previsto da una legge approvata nel 2019, a chi, anche entrato illegalmente in Portogallo, abbia almeno 12 mesi di iscrizione e relativi contributi effettutati presso l’equivalente del nostro Inps. Coloro che hanno una posizione contributiva più recente, pur in possesso di parte dei requisiti, rimangono fuori dal Decreto, così come i migranti considerati “clandestini” che non hanno possibilità di procedere alla regolarizzazione soprattutto perché vivono in condizione di precarietà lavorativa e abitativa.

Va ricordato che il Portogallo accoglie oggi circa 580.000 migranti regolari su una popolazione totale di poco più di 10 milioni. Difficile avere dati certi invece per quanto riguarda gli irregolari per lo più provenienti dal continente africano e da paesi come il Pakistan o il Bangladesh questi ultimi occupati soprattutto nel lavoro agricolo nel sud del paese. Il decreto 3863-B/2020 si estende però a tutti i richiedenti asilo e ai rifugiati che potranno, nonostante la parziale chiusura dei servizi deputati, presentare richiesta di legalizzazione. Questo ultimo dato va esattamente incontro alla politica voluta dal primo ministro Costa che in questi anni ha incoraggiato, offrendo anche incentivi, l’arrivo di rifugiati nel paese per ripopolare le zone interne svuotate da un processo di urbanizzazione massiccia verso Lisbona e in parte Porto.

A beneficiare del provvedimento sono stati soprattutto brasiliani, romeni e ucraini che costituiscono comunità che hanno accesso normalmente a impieghi meno usuranti rispetto alla maggioranza dei cittadini migranti. L’attuale decreto, pur non essendo una sanatoria, risponde alla richiesta di molte associazioni di cittadini migranti avevano espresso preoccupazione una volta cominciata l’emergenza Codivis-19 nel paese, temendo che se la situazione si fosse dovuta venire a complicare come nella vicina Spagna, i cittadini migranti non avrebbero potuto godere neanche della copertura sanitaria. Resta da capire se eventuali aiuti rivolti ai cittadini portoghesi, oltre allo stesso sussidio di disoccupazione, saranno estesi anche agli stranieri regolari. 

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