In data 30 giugno 2019, la Campagna LasciateCIEntrare, insieme agli avvocati Angela Maria Bitonti del foro di Matera e Valentina Tortorella del foro di Roma, ha presentato un esposto alla Prefettura di Potenza per il mancato esercizio del diritto di difesa ai danni di un trattenuto nel CPR di Palazzo San Gervasio (PZ).

Sin dall’apertura di questo centro di detenzione, la Campagna ha denunciato le difficoltà di accesso al diritto di difesa, oltre alle numerose violazioni ai danni delle persone trattenute (a tale proposito si veda Dossier Repressione pubblicato dall’europarlamentare Eleonora Forenza).

Le nomine, ad esempio, vengono fatte pervenire all’avvocato di fiducia solo successivamente alle udienze di convalida dei trattenimenti, e, non riuscendo il legale nominato ad intervenire tempestivamente, si è costretti a chiedere il riesame del provvedimento di convalida dei trattenimenti. Riesame a seguito del quale, molti dei trattenuti vengono rimessi in libertà.

E’ evidente la gravissima violazione del diritto di difesa perpetrata e il grave danno subito dai trattenuti in condizione di limitazione della libertà personale.

Il diritto di difesa è un diritto inviolabile, garantito dall’art. 6 della Convenzione dei diritti dell’uomo, dalla Costituzione della Repubblica all’art.24, e dall’Ordinamento nel suo complesso, riconosciuto, applicato e tutelato anche nei luoghi di detenzione amministrativa quali i CPR con le stesse forme e negli stessi modi in cui viene garantito negli istituti penitenziari.

I CPR sono strutture di detenzione amministrativa presso cui vengono reclusi i cittadini non comunitari che hanno commesso il solo “reato” di aver violato la disposizione amministrativa del mancato possesso del permesso di soggiorno, che tuttavia non prevede forme limitative della libertà personale, quanto piuttosto il solo pagamento di un’ammenda. Un reato per il quale da tempo si auspica una depenalizzazione. E malgrado tutto ciò, per questa sola ragione, i migranti vengono “trattenuti” in un non-luogo infernale, una macchina repressiva e di controllo che macina milioni di euro per la sua gestione. Una macchina che accelera le azioni di violazione dei diritti, complice la discrezionalità dei soggetti gestori e degli organi di polizia.

Da qualche giorno, si ritrova trattenuto nel CPR un cittadino giovane eritreo richiedente asilo.

Dovrebbe essere dovunque, tranne che in un CPR: a dimostrazione, ancora una volta, degli abusi perpetrati che stanno raggiungendo livelli impressionanti di repressione arbitraria, soprattutto in seguito al introduzione del Dl Salvini. E questi abusi sono stati sempre da noi segnalati al Garante dei Diritti dei Detenuti e a tutti gli organi competenti.

Il cittadino eritreo non solo si ritrova “trattenuto” illegittimamente, ma non è riuscito a nemmeno nominare il suo avvocato di fiducia, in nome di una prassi assolutamente discrezionale. Secondo quanto riportato da una stessa operatrice del CPR, le nomine non verrebbero più trasmesse agli avvocati, “i quali dovrebbero essere contattati telefonicamente direttamente dai trattenuti e recarsi su indicazione dei trattenuti stessi in udienza, informati da questi stessi nell’immediatezza della partenza dal CPR per il Tribunale di Potenza o verso l’ufficio del giudice di pace di Melfi”.

Ebbene, questa sorta di “regola” non è solo discrezionale, ma è “del tutto illegittima, arbitraria, priva di ogni fondamento giuridico, oltre che lesiva di diritti fondamentali della persona umana” – si legge nell’esposto. “L’omissione delle comunicazioni al difensore, tanto da parte dell’ente gestore, quanto da parte delle cancellerie, comprime fino ad annullarlo il diritto di difesa nella sua effettività. E va sottolineato il fatto che la difesa del difensore di ufficio non vale a garantire la non violazione del dirittoLa difesa non può ritenersi compiutamente assicurata dall’avvenuta nomina di un difensore di ufficio, atteso che il relativo esercizio tecnico spetta in primis all’avvocato nominato difensore di fiducia (cfr  Cas sez. III pen sent n. 11471/2019)”.

La vicenda del cittadino eritreo e le ulteriori gravi situazioni perpetrate all’interno non solo del CPR di Palazzo San Gervasio, ma di tutti i CPR, evidenziano ancora una volta che questi luoghi di detenzione “etnica” vanno chiusi senza se e senza ma. Senza riaprirne dei nuovi.

All’interno del CPR di Palazzo San Gervasio, il diritto di difesa dei trattenuti è gravemente violato e l’effettività di tale diritto è seriamente compromessa.

Proprio per questi motivi, la Campagna Lasciatecientrare ha deciso di sostenere gli avvocati Bitonti e Tortorella, dopo l’esposto, anche in un ricorso che verrà depositato in questi giorni alla CEDU.

Ufficio Stampa Campagna LasciateCIEntrare
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