“È morto all’ospedale Ingrassia di Palermo il migrante 15enne sbarcato dalla nave-quarantena Allegra nei giorni scorsi. Lo apprende l’AGI”.

E’ un rigo secco, sull’ennesima morte di chi cercava rifugio in Italia. Un rigo che si cancella in fretta. “Uno dei tanti che muoiono” e a cui non si presta più attenzione.

Il giovane ivoriano era stato salvato insieme ai suoi compagni dalla nave Open Arms tra l’8 ed il 10 settembre nella zona SAR tra Malta ed Italia. 286 persone. Per otto giorni le autorità italiane hanno negato alla nave la indicazione di un porto di sbarco sicuro. Dal 16 settembre la nave deve ancora attendere in rada davanti al porto di Palermo, giorni in cui l’esasperazione porta 78 persone a buttasi in mare per provare a raggiungere terra. Donne, uomini, bambini stremati, con lo staff di Open Arms che finisce le provviste ed è disperato. Il trasbordo sulla nave adibita a quarantena GNV Allegra avverrà soltanto il 18 settembre con gommoni messi a disposizione dalla stessa nave umanitaria.

Il giovane ivoriano, sebbene si trovasse in grave stato di denutrizione con vari segni di tortura sul corpo, come riferisce ai giornali la sua tutrice legale, trascorre per intero il periodo di quarantena sulla nave, 15 giorni senza cure. 15 giorni che si sommano a quelli precedenti passati in mare per effetto della mancata tempestiva indicazione di un porto di sbarco alla Open Arms.

Il 28 settembre , come scrive l’ Avvenire, il referto medico riporta. “”chiamato dai compagni del paziente visibilmente allarmati dalle sue condizioni”. Che riferiscono che il ragazzo non parlava e non si nutriva da circa tre giorni. “Il paziente è apiretico, apparentemente disorientato, poco collaborante… all’ispezione sono visibili numerose cicatrici verosimilmente conseguenti a torture. Il pazienta lamenta dolore in sede lombare bilaterale. Manovra di Giordano positiva. Si sospetta un coinvolgimento renale conseguente a stato di disidratazione“. Il medico aveva segnalato la necessità di sbarco immediato. Sabato 3 Ottobre il giovane era già in coma.

Morirà in ospedale lunedì 5 ottobre.

Le torture. La fuga. Il mare, il prolungato diniego di un porto di sbarco sicuro, e poi il mancato accesso alle cure nel nostro democratico Paese. Nel primo ospedale nel quale è stato portato i posti di terapia intensiva erano tutti occupati da malati di Covid. Dopo che nel decreto interministeriale del 7 aprile scorso era stato scritto che le misure restrittive relative allo sbarco dei naufraghi in Italia si giustificavano per esigenze di sanità pubblica, per non mettere a rischio la tenuta del sistema sanitario nazionale. Adesso per quell’emergenza pandemica che sta affliggendo molti italiani, per i pochissimi migranti più vulnerabili che hanno bisogno di cure urgenti si fatica a trovare posto.

E’ stata presentata denuncia in Procura e ci auguriamo verità e giustizia. Soprattutto che non accada come al solito in questi frangenti: allontanare Testimoni dell’accaduto, amici, tutti prima possibile rendendoli “clandestini” con un respingimento differito (foglio di via) o chissà rimpatriati “in procedura accelerata”. Non staremo a guardare!!

Ci chiediamo che fine hanno fatto i testimoni della sofferenza di Abou nei giorni trascorsi a bordo della GNV Allegra? Verranno tutelati ed ascoltati?

La Nave GNV Allegra resta a vista nel porto di Palermo mentre, proprio in questo momento esce dal porto di Palermo la nave quarantena Rapsody diretta a Bari. In tanti si augurano che sia finalmente accoglienza, ma sappiamo che molti troveranno il cpr a lesione di altri diritti.

Questo paese è bravo a nascondere i propri crimini, i suoi governanti continuano a proporre difese fantasiose sui propri abusi di potere e sui trattenimenti illegittimi, come fa spudoratamente l’ex ministro dell’interno. Chi salva o denuncia viene criminalizzato e ridotto ad un lento “inesorabile” silenzio .

Continuano intanto le espulsioni alla chetichella, i trattenimenti forzati, mentre il piano europeo proposto dalla Commissione continua a presentare una politica basata su controlli, deportazioni, criminalizzazione dei salvataggi in mare, con la distruzione del diritto di asilo.

Questa Europa è sempre più simile a quello da cui le persone in arrivo scappano: un inferno senza diritti e ricolmo di abusi. Non esiste più una politica comune sull’immigrazione. I rapporti intergovernativi sono dominati dalla logica del ricatto e si spostano sulla base dei sondaggi elettorali.

Muore a 15 anni un ragazzo ivoriano, già torturato in Libia.

Muore torturato ancora una volta qui in Italia, torturato dalla burocrazia e dalla cecità di un Governo che insabbia, nasconde ogni sua malefatta. Il sistema delle navi utilizzate come hotspot per la quarantena ha già fatto altre vittime che sono state rimosse e sepolte sotto una coltre di silenzio.

Leggeremo adesso di modifiche normative che dovrebbero esprimere discontinuità rispetto al passato, ma l’impianto dei decreti sicurezza rimane ancora immutato, come il sistema di trattenimento, che anzi potrebbe svilupparsi ancora di più. Non ci sono ancora norme certe per garantire lo sbarco sollecito delle persone soccorse a mare, e mentre continuano le procedure di fermo amministrativo il Mediterraneo centrale è stato svuotato da mezzi di soccorso e tante persone come Abou rischiano di morire in mare, o di essere riportate nell’inferno dal quale sono fuggite, in Libia.

Siamo diventati un paese colpevole di crimini contro l’umanità di fronte ad una platea che non vede più.

Noi vi accusiamo.

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