Il 6 agosto, un uomo di 30 anni, di cittadinanza nigeriana, conosciuto come Adam, è stato fermato dalla polizia a seguito di una segnalazione, dopo essersi lavato nudo per strada, in via Generale Clark a Salerno. È risultato privo di documenti e, quindi, avviato al Centro per i rimpatri di Bari. Una persona, nota a molti in città, anche ad alcune associazioni di volontariato vicine a chi è senza dimora, che hanno da subito evidenziato le sofferenze vissute da Adam, i segni delle torture in Libia sul suo corpo, le necessità psichiatriche da riconoscere e affrontare: una persona da liberare immediatamente dalla reclusione.

Grazie alle segnalazioni dei responsabili dell’associazione Venite Libenter, si è attivata una rete che ha permesso la liberazione di Adam. Una rete in cui sono state determinanti la perseveranza e la competenze degli avvocati che si sono attivate tra Salerno e Bari, a cui anche la campagna Lasciatecientrare ha dato sostegno con i suoi riferenti nelle due città. 

Ancora una volta è accaduto che di fronte ad un uomo solo, senza dimora, con un percorso interrotto di rapporti con le istituzioni, queste ultime non abbiano saputo rispondere, in prima battuta, con la reclusione. E dopo avere preso questa strada, dopo avere rinchiuso una persona in un centro di espulsione, cosa cambia? Non cambia niente, se non peggiorare ulteriormente la vita della persona reclusa.

Ed invece c’è bisogno di riconoscere le persone nei loro bisogni, non attraverso gli slogan e la propaganda. Ed infatti, per Adam, come per altre persone in condizioni analoghe, ora viene una parte ancora più difficile, specialmente perché i servizi sanitari territoriali sono ancora poco preparati ad affrontare i traumi di chi è passato per le rotte e i luoghi di estrema violenza delle migrazioni odierne.

Purtroppo, la politica ci ha fatto perdere anni ed anni, tra propaganda anti-immigrati, cioè contro specifici esseri umani, e business dell’accoglienza consentito dalle istituzioni, in primis dal Ministero dell’Interno e le Prefetture, come anche una serie di indagini della Magistratura. hanno mostrato.

In questi anni, invece, avremmo dovuto costruire un sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati rispettoso delle persone e servizi sanitari e socio-sanitari idonei ad affrontare traumi e condizioni specifiche connesse alle migrazioni ed ai relativi viaggi.

Di questa perdita di tempo a pagare le spese sono prima di tutte le persone che hanno patito più sofferenze. Cerchiamo le maniera affinché non continui ad essere così, a partire dal rinforzamento del movimento che chiede la chiusura dei Centri di espulsione e di bloccarne nuove aperture.