La campagna LasciateCIEntrare è nata nel 2011 per contrastare una circolare del Ministero dell’Interno che vietava l’accesso agli organi di stampa nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) e nei C.A.R.A. (Centri di accoglienza per richiedenti asilo): appellandosi al diritto/dovere di esercitare l’art. 21 della Costituzione, ovvero la libertà di stampa, LasciateCIEntrare ha ottenuto l’abrogazione della circolare e oggi si batte per la chiusura dei CIE, l’abolizione della detenzione amministrativa e la revisione delle politiche sull’immigrazione. 

Tuttavia, ancora oggi la sospensione del divieto non rappresenta de facto la garanzia della libertà di informazione. Capire e raccontare cosa accade in questi luoghi è estremamente difficile a causa della discrezionalità con la quale le richieste di accesso vengono gestite e trattate.

Grazie all’attenzione di molti giornalisti, avvocati e attivisti sono venute fuori storie di persone rinchiuse ingiustamente, di errori giuridico amministrativi, di rivolte, di mancata assistenza, di trattamenti al limite del rispetto dei diritti umani e civili.

Abbiamo visto giovani nati e cresciuti in Italia che sono stati chiusi in un CIE, poi liberati con una sentenza, perché i loro genitori “stranieri” avevano perso insieme al lavoro anche il permesso di soggiorno. Abbiamo incontrato potenziali richiedenti asilo, donne vittime di abusi sessuali o dell’ignobile tratta delle schiave, lavoratrici e lavoratori residenti in Italia da anni la cui unica colpa è stata quella di aver perso il proprio posto di lavoro e di non averne trovato un altro in tempo utile. Abbiamo visto e sentito l’assurdità delle condizioni in cui lavora anche chi si occupa della loro vigilanza e assistenza.

Noi crediamo, al di là di posizioni politiche e credi religiosi, che trattenere fino a 18 mesi delle persone che non hanno commesso alcun reato rappresenti un’aberrazione di questo paese che ha dimenticato il suo passato e non ha una visione sostenibile del futuro.

Crediamo che un uomo o una donna non possano essere privati di un diritto fondamentale ed inalienabile come quello della libertà personale per un reato amministrativo.
La detenzione amministrativa e il sistema creato intorno ad essa - allestimento spazi, gestione appalti per i servizi, sicurezza, etc . - rappresenta un inutile costo per la pubblica amministrazione. Esistono soluzioni alternative, esistono politiche di accoglienza che possono garantire la sicurezza dei cittadini e dei migranti, esiste una cittadinanza che collabora all'integrazione. Serve una forte volontà politica e un impegno serio dell'Italia e dell'Europa. Noi siamo pronti a dare una mano.

 

UNA NUOVA FASE

Dall’autunno del 2012 la campagna promuove azioni di testimonianza e pressione politica per chiedere esplicitamente la chiusura dei Centri di espulsione e identificazione. 

L’appello può essere letto QUI. Il documento in cui sono contenute alcune proposte per arrivare alla chiusura dei Cie QUI.

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