E’ finito in tragedia l’ennesimo tentativo di fuga dei migranti trattenuti nella struttura di Villa Sikania a Siculiana, vicino ad Agrigento.

Per tutto il giorno, una ventina di richiedenti asilo, per lo più tunisini, è salita sul tetto dell’edificio in segno di protesta contro le condizioni in cui sono corretti a trascorrere una quarantena che sembra reiterarsi all’infinito.

Nella notte, il tentativo di fuga. Già il giorno prima, un paio di migranti avevano tentato di allontanarsi ma sono stati subito rintracciati dalla polizia e ricondotti nella struttura. Ieri notte, un altro gruppo di migranti ha provato a fuggire ma questa volta il tentativo è finito in tragedia.

Un eritreo di 20 anni, secondo gli attivisti il suo nome era Hanuar, è stato investito mentre scappava lungo la strada statale 115 da una Volkswagen Tuareg ed è morto sul colpo. L’automobilista è un 34enne di Realmonte che è indagato per il reato di omicidio stradale e fuga del conducente.
Secondo le ipotesi degli inquirenti, l’uomo non si sarebbe fermato dopo lo scontro.

Nello stesso scontro che è costata la vita al giovane eritreo, sono stati feriti anche i poliziotti che cercavano di catturarlo: due hanno riportato solo traumi e contusioni ma il terzo dovrà essere sottoposto ad un delicato intervento chirurgico.

La tragedia di Villa Sikania è solo il risultato di una politica di (mala) accoglienza utilizzata solo ai fini di catturare facile consenso facendo leva su “paure” e su presunte “invasioni” che non hanno nessun riscontro reale.

Da tempo, su Melting Pot denunciamo l’assurdità di queste mega strutture di accoglienza, veri e propri limbi di diritti sospesi, senza servizi e senza nessuna possibilità di inclusione sociale, che altro non sono che veri e propri carceri per “detenuti” che non hanno commesso nessun reato. Il sistema di accoglienza diffusa, sul modello di Riace, è stato volutamente abbattuto dall’ex ministro Matteo Salvini senza che l’attuale Governo abbia fatto nulla per ripristinarlo o per adottare strategie alternative che non degradino il territorio, dignitose per i migranti e non inneschino tensioni.

L’esplosione della pandemia, in particolare, le forzate quarantenne ed i rischi insiti nei grandi assembramenti di persone – inevitabili in strutture come quella di Villa Sikania – hanno messo in luce l’assurdità e la pericolosità di questo sistema di mala accoglienza.

Fuggire e ancora fuggire da una disperazione che tanto è stata gridata e narrata che nessuno ascolta più. Le torture, gli abusi.le violenze in Libia, le attese senza fine non bastano. soprattutto non interessano nessuno. Cento o duecento, salvati o affogati… è tutto uguale oramai. Anzi no, meglio se affogano cosi non arrivano a disturbarci. A nessuno interessa comprendere le motivazioni, condividere magari il dolore o il senso di smarrimento di queste persone alle quali noi neghiamo il futuro”. commenta amaramente Yasmine Accardo che ha seguito le proteste dei migranti di Villa Silkana come referente della campagna LasciateCIEntrare.

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