Un giovane tunisino con problemi di salute rinchiuso per più di 9 mesi nei CPR

di Riccardo Bottazzo – Ridha oggi è libero. Ma la sua storia, che raccontiamo soltanto ora per evitargli possibili ritorsioni, è emblematica di come la giustizia italiana, nei riguardi dei richiedenti asilo, adopera metri approssimativi e vaghi, deragliando dai binari del diritto per applicare storture, incongruenze e vere e proprie iniquità.
Ridha è un giovanotto con una trentina d’anni sulle spalle. E’ fuggito dalla Tunisia seguendo la rotta mediterranea. All’inizio del 2018 è riuscito a sbarcare a Lampedusa. Qualche giorno dopo il suo arrivo, l’hotspot dell’isola è stato oggetto di un incendio doloso. Non ci furono vittime, ma gli inquirenti considerarono tutti i migranti del centro, all’incirca 150 persone, come possibili responsabili dell’atto doloso. Ridha fu così trasferito nel CPR di Restinco, una frazione di Brindisi. Le indagini dimostrarono ben presto che Ridha era innocente. Durante l’udienza al tribunale di Agrigento, un migrante si assunse tutte le responsabilità del gesto. La sentenza che ne seguì avrebbe dovuto determinare la scarcerazione immediata di Ridha e degli altri tunisini trattenuti, riconosciuti innocenti. Ma così non fu.

Ridha rimase rinchiuso nella struttura di Restinco sino al 25 novembre. Come lui, anche altri tunisini furono trattenuti, mentre altri furono rilasciati. “Di fronte ad una unica sentenza, quella del tribunale di Agrigento, i giudici di pace delle diverse città in cui i richiedenti asilo furono condotti, si comportarono in maniera completamente diversa – spiega Yasmine Accardo, coordinatrice della Campagna LasciateCIEntrare -. Abbiamo scritto all’Unhcr, al garante dei detenuti e alle prefetture spiegando la situazione quanto meno illegittima del trattenimento prolungato, abbiamo anche coinvolto deputati, ma non c’è stato nulla da fare. Al CPR di Torino, seguiti dall’avvocato Gianluca Vitale, alcuni sono stati rilasciati e altri trattenuti, in quello di Brindisi sono stati rilasciati solo a settembre ma, nel frattempo, alcuni erano già stati deportati in Tunisia. A Potenza, i migranti rinchiusi nel CPR di San Gervasio sono stati trattenuti sino a maggio, quando hanno ottenuto la liberazione col riesame seguito dall’avvocata Angela Bitonti. Insomma, ognuno ha fatto un po’ come gli pareva, con buona pace di quel diritto che afferma che la legge dovrebbe essere uguale per tutti”.

Ridha è rimasto nel CPR di Brindisi per più di 8 mesi ma la sua odissea non doveva finire là. Il 25 novembre, senza neanche che gli venisse concesso di avvertire con una telefonata il suo avvocato o gli attivisti della campagna LascieteCIEntrare che seguivano il suo caso, è stato trasferito al CPR di Trapani con la minaccia di essere rimpatriato. La “colpa” che gli era imputata era sempre quella di un incendio che non aveva commesso e per il quale nessun tribunale lo aveva condannato. Ridha è un richiedente protezione umanitaria per motivi di salute e i certificati medici attestano che è un ipovedente a rischio di cecità.

Nelle sue condizioni precarie, non poteva ragionevolmente definirsi un soggetto pericoloso o a rischio di fuga. E’ una persona vulnerabile. Eppure, per tutti questi mesi, la sua avvocata Giovanna Corrado non riesce ad ottenerne la liberazione. “La vicenda del mio assistito è emblematica della regolamentazione del fenomeno migratorio. Le non minime diseguaglianze e sperequazioni di trattamento tra i richiedenti asilo prima al 17 agosto 2017 e quelli dopo, non sono la sola criticità. Non possiamo negare, se siamo intellettualmente onesti, che vi sia una sorta di automatismo nel meccanismo giurisdizionale della convalida dei trattenimenti che penalizza il controllo relativo alla legittimità delle misure restrittive a favore di un incontestabile abuso di ricorsi al trattenimento che dovrebbe essere, al contrario, l’extrema ratio. In poche parole, siamo di fronte ad una giustizia di serie B, dove non si fa mai ricorso a misure meno gravi e si viola continuamente il principio di proporzionalità e adeguatezza che dovrebbe essere rispettato anche in questa materia, considerato che, se pure è di competenza del giudice civile, vanta una assoluta affinità con la materia penale delle misure cautelari, avendo rilievo l’articolo 13 della Costituzione sull’inviolabilità della libertà personale”.

Ridha è stato definitivamente scarcerato solo il 26 dicembre. Adesso è libero ed ha potuto raggiungere finalmente quella meta che si era prefissato quando ha lasciato la Tunisia per il suo lungo viaggio. “Per molte settimane, quando l’hanno portato via da Brindisi non sapevano più dove fosse finito – conclude l’attivista Yasmine Accardo -. Non poteva telefonare perché non aveva il cellulare. Quando l’hanno finalmente rilasciato è andato in una cabina telefonica e ci ha chiamato per ringraziarci. Eravamo sotto le festività di Natale. Ci ha detto che faceva tanto freddo ma che era contento lo stesso. Stava camminando verso la libertà”.

Tratto da Progetto Melting Pot Europa