Una fabbrica di irregolari. Il decreto sicurezza ha avuto come suo primo effetto in Puglia quello di trasformare migranti titolari di un permesso di soggiorno per protezione umanitaria in senza documenti. “Al momento del rinnovo, il migrante viene richiamato presso la Commissione Territoriale competente che deve valutare l’esistenza dei presupposti per il non respingimento – commenta Erminia Rizzi del Gruppo Lavoro Rifugiati di Bari -. Qui, secondo quanto previsto dalla normativa, gli si aprono due possibilità: la richiesta di rinnovo  viene rigettata, ed è l’eventualità più probabile, oppure gli viene riconosciuta la protezione speciale. Protezione che comunque vale un anno e non è convertibile”.

Questo significa che migranti già inseriti nel tessuto sociale, che parlano bene l’italiano e che in alcuni casi sono titolari di un contratto di lavoro, si ritrovano di punto in bianco nelle cosiddette “braghe di tela”. “Una situazione davvero assurda, sia per la portata dell’ingiustizia che vi è sotto che per le conseguenze che avranno su tutta la società –  continua Erminia -. Una situazione che non tiene neppure conto delle difficoltà burocratiche relative alla richiesta di documenti nei Paesi d’origine dei migranti. Faccio un solo esempio: per ottenere una conversione del permesso umanitario in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, è indispensabile avere il passaporto del proprio Paese. Ma la maggior parte dei migranti è impossibilitato ad ottenere il passaporto dalle rappresentanze dei loro paesi in Italia perché non rilasciano passaporti, perché chiedono documentazioni che i migranti non posseggono oppure perché non c’è la rappresentanza in Italia! In altre parole, questo decreto è pensato apposta per creare clandestinità”.

Un altro punto sottolineato da Erminia è la mancata accoglienza. “Già prima dell’entrata in vigore del decreto sicurezza, l’accoglienza per i richiedenti asilo era una nota molto critica.  Ora la situazione è peggiorata, considerato l’impossibilità per i richiedenti di accedere allo Sprar (ora Siproimi) e con la chiusura di molti CAS (che in generale non rappresentavano un buon modello di accoglienza).

Terza questione focale è la profonda discrezionalità con la quale viene tradotto il cosiddetto “decreto sicurezza”. Il rilascio della nuova tipologia di permessi per cure mediche, ad esempio, registra una profonda disomogeneità tra le varie Provincie della Puglia. “La procedura di rilascio, soprattutto a seguito delle circolari ministeriali, è diventata molto più restrittiva e quindi moltissime persone non solo non hanno titolo di soggiorno, ma non riescono ad accedere alle cure necessarie”.

Una disomogeneità di trattamento tra Comune e Comune che è lo specchio della confusione con la quale è stato scritto il decreto Salvini, pensato solo per peggiorare l’accoglienza e spalancare le porte alla discrezionalità nella concessione di quelli che sono diritti fondamentali dell’uomo. “E così come per l’accesso alle cure mediche – conclude Erminia – la stessa disomogeneità di trattamento si riflette anche nella questione dell’anagrafe. Praticamente ogni ufficio fa come gli pare!”.