Venerdì 27 dicembre – Sono trascorsi 27 giorni da quando avevamo dato notizia del rimpatrio illegittimo in Nigeria di Omar, cittadino nigerino di 24 anni che era stato recluso nel CPR di Palazzo S. Gervasio, Potenza. Atterrato a Lagos se ne erano perse le tracce.

Da allora, la campagna LasciateCIEntrare e gli amici di Omar hanno quotidianamente percorso diverse strade per mettersi in contatto con lui. Per avere un segnale che stesse bene, che fosse al sicuro. Ma a nulla è servito scrivere al Ministero degli Interni e agli altri organi competenti. Ci siamo seriamente preoccupati, i suoi parenti si sono preoccupati e dal Niger hanno deciso di andarlo a cercare in Nigeria. E dopo ben 27 giorni i suoi familiari l’hanno trovato e da loro abbiamo ricevuto un video di Omar che ci ringrazia per non aver smesso di cercarlo e per essergli stati vicini.

Ora che Omar è sano e salvo, inizia però un’altra ricerca.

Vogliamo infatti disvelare la catena di responsabilità di questo gravissimo abuso, di questa scellerata deportazione di una persona vulnerabile in un paese di origine non suo.

Vogliamo delle risposte alle nostre domande: come è stato possibile convalidare la detenzione di una persona vulnerabile? Come è stato possibile da parte di tutte le autorità che hanno avuto potere decisionale commettere un errore così madornale? E infine come è stato possibile che il console nigeriano l’abbia riconosciuto come suo connazionale quando dalla documentazione della Questura di Catanzaro risulta in modo ineccepibile che Omar è nato e vissuto in Niger?

Vogliamo che emergano chiaramente le responsabilità affinché tali abusi cessino e siano tutelati i diritti fondamentali, perché nessuno, tantomeno delle istituzioni che si ritengono democratiche, dovrebbe considerare un essere umano come un oggetto ingombrante.