Yasmine Accardo – I nostri contatti nei campi di Medenine, ci riferiscono che in uno dei centri di accoglienza sotto responsabilità di UNHCR vivono in questo momento circa 50 persone tra eritrei, etiopi, sudanesi, nigeriani e altri Paesi dell’Africa occidentale. Dopo l’ultimo naufragio del 4 luglio al largo di Zarzis, circa 68 migranti (soprattutto sudanesi ed eritrei) sono stati portati in questo centro, tra loro anche 40 minori eritrei non accompagnati. Il centro è ora in sovraffollamento, in una situazione temporanea in cui sono stati forniti ai sopravvissuti soltanto materassi e coperte. Non sono stati ancora attivati i servizi di assistenza psicologica, che sarebbero necessari dopo un naufragio. Non viene fornito cibo a sufficienza, non sono stati distribuiti vestiti e “l’acqua non è pulita”-  dicono i sopravvissuti; questo in un luogo, Medenine, dove le temperature superano i 44° o 45° gradi centigradi.

La situazione è talmente disperata che gli altri migranti che vivono nel centro stanno raccogliendo soldi per aiutare queste persone soccorse dal naufragio, per poter procurare vestiti ed altre cose.

Tra le persone soccorse dal naufragio ci sono due donne, che sono separate dagli uomini e vivono sole in un secondo edificio. Una di loro ha perso il suo bambino di 7 anni nel naufragio, la seconda è minore non accompagnata, ha 16 o 17 anni. Sole entrambe ad affrontare l’orrore del naufragio.

“Queste donne vivono in condizioni terribili, hanno bisogno di più sostegno e cura”- riferiscono gli ospiti del centro, preoccupati per la situazione precaria delle donne e dei minori.
“Ci stanno uccidendo in silenzio”, ha detto uno dei migranti del campo di Medenine.

L’esternalizzazione delle frontiere in Tunisia è un fatto da giù più di tre anni. Una “cosa normale”.

In molti, stanchi delle condizioni in cui si trovano, provano a riprendere il mare, talvolta tornando in Libia; altri muoiono di disperazione nei centri di Medenine o Zarzis o a Tunisi con in tasca una tessera di unhcr che non dà accesso ad alcuni diritto in Tunisia, se non quello di “restare”. Lo avevamo raccontato nel 2019 (https://dossierlibia.lasciatecientrare.it/medenine-tunisia-i-rifugiati-sperano-di-lasciare-il-paese/) , lo continuiamo a raccontare oggi. Molte delle persone incontrate hanno provato a riprendere il viaggio. In tanti sono morti; come Fnan soltanto pochi giorni fa.

Il 15 Luglio il Parlamento sarà chiamato a  rivotare il  Decreto Missioni, il rifinanziamento finalizzato all’esternalizzazione delle frontiere, ai respingimenti, alla “sicurezza” nell’area del Sahel (Niger ad esempio, Burkina Faso) e quindi al monopolio delle risorse strategiche ed al pagamento, tra gli altri, della Guardia Costiera Libica per “la protezione delle frontiere”: respingimenti, torture, detenzione nei lager libici. Milioni di euro per incatenare, torturare o “soltanto” parcheggiare migliaia di persone nei campi Unhcr, in attesa di ricollocamenti che, visti i tempi lunghissimi, non avverranno mai, o per “invitarli” a tornare in patria con i Progetti OIM o per “lasciarli li dove sono, come in Tunisia”, come fantasmi.

Basterebbe rilasciare visti e lasciare tutti liberi di muoversi, si preferisce alimentare politiche di sbarramento e violenza, costringendo le persone a viaggi sempre più rischiosi, a costi altissimi, mentre sopra le loro teste su voli low cost noialtri “visitiamo il mondo” , con l’unico onere di un tampone negativo!

Non si tratta di cecità, quello che sta accadendo da troppo tempo ha occhi che vedono molto bene: sono gli occhi del torturatore, quello che l’Europa è oggi e quel torturatore ci governa e ci sfama tutti, violentando ed uccidendo migliaia di persone.

Siamo tutti tranquilli nelle nostre case?