Visitare alcuni centri di accoglienza della provincia di Salerno è un’esperienza surreale. Ogni volta, si ha la conferma che le risorse finanziarie sono state utilizzate male. Non sono stati organizzati luoghi utili all’inserimento sociale, alla formazione, alla socialità, all’elaborazione dei traumi. Ma sono stati costruiti contenitore per l’attesa, migliorati esclusivamente dalle capacità sociali e relazionali delle stesse persone richiedenti asilo e rifugiate e dall’impegno di reti di attiviste, attiviste, volontarie, volontari.

È l’esperienza che si è confermata lunedì 21 gennaio incontrando persone che vivono in due centri di accoglienza a Castel san Giorgio e in un centro a Pagani, in provincia di Salerno.

Non si può parlare di gravi lesione dei diritti umani, né, tanto meno, di illeciti amministrativi o reati. Non lo possiamo dire. Si può parlare, invece, di una logica dell’abbandono, del disinteresse, dell’esilio. Sono queste le caratteristiche imposte a questi spazi, luoghi, in ultima istanza, di competenza del Ministero dell’Interno, nei quali non c’è alcuna cura del benessere delle persone. Se le persone richiedenti asilo e rifugiate incontrano un contesto sociale favorevole, per lo meno non esplicitamente ostile, allora attivano percorsi di inserimento sociale, lavorativo, scolastico, ma è tutto dipendente dal loro sforzo. Non c’è alcun supporto da parte di chi gestisce i centri di accoglienza, né i centri visitati hanno una cura degli spazi interni: è tutto ridotto al minimo, all’essenziale, al risparmio più assoluto.

Dopo 5 anni di implementazione del vigente sistema di accoglienza delle persone richiedenti asilo e rifugiate – un obbligo per lo Stato italiano, in virtù delle sue leggi (ricordiamolo!) – si può riconoscere, ancora una volta, l’occasione perduta. A danno, in primis, delle persone richiedenti asilo e rifugiate.

Questo sistema non tiene conto delle persone che ospita, altrimenti non le sposterebbe da una parte all’altra, come ci hanno raccontato i e le richiedenti asilo del Centro di accoglienza di Pagani, che hanno ricevuto oralmente dalla Prefettura di Salerno la comunicazione di lasciare lo spazio ed essere trasferiti a Eboli e Capaccio, a 80 km di distanza, solo due giorni prima (come registrato anche dalla stampa locale: https://salernosera.it/pagani-come-roma-malik-racconta-la-deportazione/; https://salernosera.it/pagani-deportazioni-di-routine-con-qualche-lacrima/; https://www.lacittadisalerno.it/cronaca/migranti-costretti-a-lasciare-il-centro-a-pagani-1.2138347). In luoghi anche molto lontani dalle stazioni degli autobus e treni e dalla principali vie di comunicazione. Persone che, di fatto, perderanno lavoro, amicizie, percorsi scolastici, affetti, costruiti nel periodo di permanenza sul territorio. Persone che, nonostante tutto, si erano inserite. Ma anche questo non basta. Dovranno cominciare da capo: difficilissimo. È una logica cieca, burocratica, quella che governa il sistema di accoglienza, attenta solo ai formalismi, indifferente a tutto il resto.

Ormai è evidente che questo sistema di accoglienza vada superato radicalmente. E per farlo sono necessarie politiche pubbliche per la casa, che interessino anche il resto della popolazione in difficoltà abitativa. Su questo anche la campagna LasciateCIEntrare darà il suo contributo nei prossimi mesi.

Gennaro Avallone, Nicola Fasolino