L’Europa che vogliamo non ha muri nè fili spinati
Restare in silenzio ci rende tutte/i complici
Si sta delineando in Europa un cupo scenario. Di fronte alle tragiche e continue morti nel Mediterraneo e alle terribili condizioni di migliaia di richiedenti asilo (ieri a Calais oggi a Idomeni) la risposta di molti Paesi europei è sbarrare le porte.
Ogni giorno migliaia di vite umane di donne e uomini in fuga sono messe a rischio, i diritti umani e civili di profughi e migranti sono calpestati e la libertà di movimento annullata.
Il più delle volte l’opinione pubblica conosce soltanto la realtà precaria della struttura emergenziale, ad esempio quella di Lampedusa, ma successivamente la quasi totalità dei richiedenti asilo e dei profughi in Italia finisce nei cosiddetti CARA (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) che da chi li conosce bene vengono chiamati “Lager”.
Eppure esiste anche un altro tipo di accoglienza veramente degna di questo nome. Se chi sbarca a Lampedusa o su altre spiagge della Penisola appartiene a qualche categoria svantaggiata (minori, handicappati, donne sole con figli) o semplicemente è fortunato viene inserito in uno dei progetti che sono stati attuati a Riace e in pochi altri comuni calabresi della costa ionica. Qui, gli ospiti vengono chiamati per nome. Vengono fatti alloggiare in piccoli appartamenti semplici ma provvisti di tutto il necessario. Ed in ogni ora del giorno e della notte possono chiamare una delle circa sessanta donne (e pochi uomini) che si prodigano per dare un volto e un significato alla parola ospitalità.
domenica 10 aprile, ore 10.00
Museo storico della Liberazione Via Tasso 145 – ROMA
Proiezione di parte del reportage su Calais della trasmissione Rai 3 GAZEBO
Partecipano:
Enrico Calamai comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos
Stefano Galieni Campagna LasciateCIEntrare
Esther Koppel giornalista, per l’altra accoglienza di Riace e Badolato
Presiede : Antonio Parisella, Presidente del Museo Storico della Liberazione
info@museoliberazione.it