di Francesca Mazzuzi – È scomparso un barchino con 12 persone partito, si presume il 9 ottobre 2020, da Annaba e diretto verso le coste della Sardegna.

L’allarme, raccolto da Alarm Phone, è stato lanciato dai familiari che non hanno ricevuto notizie dell’arrivo dei propri cari. Secondo alcune testimonianze il barchino potrebbe avere avuto un problema al motore prima di raggiungere la Sardegna. Le autorità competenti italiane e algerine sono state informate e pare che le ricerche siano state avviate, ma non solo non ne conosciamo l’esito, non sappiamo neppure quando sono iniziate, né per quanto tempo si sono protratte. 

Le autorità competenti non hanno fatto trapelare nessuna informazione e se non fosse stato per la richiesta di aiuto dei familiari delle persone al momento disperse e per la rete di attivisti impegnati nel raccogliere le segnalazioni delle emergenze nel Mediterraneo, non ne avremmo avuto alcuna notizia. Quindi ci chiediamo: quante persone sono scomparse nel più totale silenzio?

Lo scorso fine settimane si sono verificati diversi sbarchi sulle coste sud occidentali della Sardegna,  quando eccezionalmente un barchino è arrivato direttamente nel porticciolo di Su Siccu a Cagliari, e le persone di cui ancora non si ha traccia farebbero parte proprio del gruppo di arrivi del 10 e dell’11 ottobre.

Ci auguriamo che tutti coloro che si trovavano sulla piccola imbarcazione siano in salvo e che possano presto contattare i propri familiari.

Nonostante la breve distanza che separa l’Algeria dalla Sardegna il viaggio non è privo di pericoli e non tutti coloro che cercano un futuro migliore in Europa riescono effettivamente a raggiungerla.

Secondo la Lega algerina per la difesa dei diritti umani (LADD) sono oltre 3 mila le persone che hanno perso la vita o disperse tra il 2009 e il 2019 nel tentativo di scappare dall’Algeria per sfuggire a un sistema immobile, corrotto e oppressivo. La speranza di riuscire a farcela supera i pericoli del viaggio. 

Spesso si viene bloccati ancora prima di partire. In soli dieci giorni, tra il 15 e il 25 di settembre 2020, le autorità algerine hanno fermato 1240 persone che tentavano di lasciare irregolarmente l’Algeria per raggiungere l’Europa via mare, prevalentemente verso la Spagna, e in minor misura verso la Sardegna. In questo stesso periodo sono stati recuperati 13 corpi in mare dopo il capovolgimento dei barchini appena salpati dalle coste del Nordafrica.

Una volta sbarcati in Sardegna si viene portati nel centro di prima accoglienza a Monastir (a 14 chilometri da Cagliari e che ha anche funzione di Centro di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo) per essere identificati, sottoposti a visita medica e, in questo periodo di emergenza sanitaria, si viene sottoposti anche a esami diagnostici per il Covid-19.

Nello stesso centro coabitano persone Covid-positive e negative, senza una reale separazione, trattenute per trascorrere il periodo di isolamento sanitario per i positivi e di quarantena per i negativi. Quest’ultima a volte si prolunga oltre i tempi ordinari. Per fortuna i positivi sono asintomatici, ma la condizione di promiscuità ha probabilmente portato a un aumento dei contagi all’interno del centro e la preoccupazione di vivere in tale situazione è sfociata in proteste e fughe dalla struttura, solo tentate e anche riuscite.

Alla fine del periodo di quarantena o di isolamento è possibile uscire dal centro con in mano un respingimento del Questore che consente di lasciare la Sardegna e probabilmente anche l’Italia.

Temiamo che l’attuale procedura con la quale sono gestiti gli sbarchi autonomi in Sardegna, già viziata da un trattamento discriminatorio per chi arriva dall’Algeria in quanto ritenuto un Paese sicuro, possa subire una improvvisa svolta repressiva e securitaria, esattamente come sta avvenendo  in tutti i luoghi di frontiera e per chi arriva dalla Tunisia. Paese con il quale l’Italia ha stipulato un accordo per velocizzare i rimpatri in cambio di aiuti economici, grazie al quale centinaia di persone sono private dei loro diritti e sottoposte a trattamenti inumani e degradanti come denunciamo da settimane.

Lo scorso 15 settembre si è tenuto ad Algeri un incontro tra la Ministra dell’interno italiana e i rappresentati del governo algerino nel quale si è discusso dell’immigrazione irregolare verso la Sardegna, fatto che porta a presagire il rafforzamento degli accordi di rimpatrio verso in Paese nordafricano e che ci porta a temere che si voglia replicare il modello tunisino. 

L’approccio del Governo italiano nel gestire il fenomeno migratorio risulta totalmente in linea con la “futura” politica europea delineata nella proposta di Accordo presentata dalla Commissione europea, che ribadisce in maniera ancora più decisa l’idea di una Fortezza Europa con misure volte a frenare gli arrivi, potenziare e velocizzare i controlli alle frontiere e i rimpatri. 

Questi sono tutti elementi che ci fanno temere ulteriori violazioni di diritti anche per chi tenterà di partire dall’Algeria e che si troverà travolto da una politica brutalmente escludente e discriminatoria.

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