di Yasmine Accardo – Siamo a metà novembre e riceviamo la telefonata della signora Hadi ( nome di fantasia) che ci parla disperata della quarantena del marito sulla nave GNV Azzurra, dopo diversi giorni di permanenza all’hotspot di Lampedusa.

Ci riporta ancora una volta, a rafforzare la mancanza di accesso ai diritti sia nell’hotspot di Lampedusa che sulle navi quarantena, che il marito non è riuscito a presentare alcuna richiesta, nonostante sia sposato con lei, che ha un regolare permesso di soggiorno in Italia ed il loro figlio, molto piccolo, sia anch’egli in Italia.

L’Associazione Terre pour Tous documenta da tempo la difficoltà di accesso al ricongiungimento familiare dei pardi bloccati in Tunisia da regole ingiuste che, nel caso ad esempio di Y, da oltre 7 anni non riesce a vedere né la moglie né i figli che si trovano in Italia. Questa costante e pesante difficoltà ad ottenere un visto, ha spinto non solo Y. ma diversi altri padri a seguire la via del mare, pagando ingenti somme e provandoci anche più volte, non riuscendo mai ad accedere al diritto all’unità familiare pur riconosciuto dal nostro Paese.

Il marito di Hadi è uno dei tanti che non riuscendo ad ottenere visto regolare ha dovuto mettersi in mare. Hadi ha nominato in difesa del congiunto un nostro avvocato,mostrando anche la dichiarazione di ospitalità presso la propria abitazione, riuscendo almeno a lasciare traccia e della volontà di richiedere asilo e della necessità principale di riunirsi alla moglie ed al figlio. Nonostante le ripetute pec ufficiali alle autorità competenti, il marito di Hadi, dopo l’ ultimo tampone negativo sulla nave quarantena, dove  gli viene detto che “non ha diritto di chiedere la protezione internazionale”, il giorno dopo viene trasferito in aeroporto e da lì al CPR di Bari.

Un avvocato della nostra rete, in delega al primo, è riuscita ad essere presente alla convalida del trattenimento, riportando al Giudice di pace quanto già precedentemente inviato alle autorità. Il marito di Hadi è stato così liberato lo stesso giorno ed ora è presso i suoi cari.

Ogni giorno vengono sistematicamente violati: il diritto a richiedere asilo, il diritto alla difesa ed i più basilari diritti in merito all’ informativa corretta.
Questa è una storia andata a buon fine grazie alla rete ed alla caparbietà di Hadi; soprattutto grazie alla possibilità di comunicazione che il marito ha perso durante il trasferimento dalla nave quarantena al cpr.

Continueremo a denunciare gli abusi continui in merito alla libertà di comunicazione e le deportazioni di massa di questi tempi, frutto in particolare dell’indecente accordo tra Italia e Tunisia.

Continueremo a chiedere la chiusura dei cpr e la fine delle deportazioni forzate insieme a tutti i migranti che in questo momento stanno subendo abusi nel nostro Paese o lì dove sono irraggiungibili

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