23 marzo – In questi giorni di emergenza sanitaria, riceviamo telefonate e messaggi da chi si trova trattenuto nel CPR di Palazzo San Gervasio e dai loro familiari estremamente preoccupati dalla situazione.

Nel CPR attualmente sono in stato di reclusione amministrativa circa 40 persone. Ci dicono di essere in ansia per la propria salute e timorosi di contrarre il virus Covid-19. Sono preoccupati di non riuscire a contattare le famiglie, poiché, come prassi, la polizia rompe il video delle telecamere dei telefoni e non è presente la connessione internet.

Non ci sono assistenti sociali. Non sappiamo quanto tempo resteremo e cosa ci succederà. Loro, staff e polizia, entrano tre, quattro volte al giorno nelle nostre aree. E se ci portano dentro il virus?“, ci chiedono le persone che denunciano come sia assente qualsiasi dispositivo precauzionale. “Non ci sono precauzioni per noi. Stiamo qui. Alcuni anche da più di sei mesi. Qui ci sta gente che non dovrebbe nemmeno stare qua. Gente che è malata, anche psichicamente“.

Le carenze dei CPR sono note e dai loro racconti viene confermato come la detenzione nemmeno in tempo di pandemia sia minimamente migliorata.

Il cibo che ci portano è già scaduto. Siamo del tutto abbandonati. Qui ci stanno “pazzi” e non dovrebbero essere qui. Uno di loro ha provato a scappare perché non resisteva recluso. L’hanno acchiappato, ha resistito e l’hanno riempito di botte. E lui è pazzo, che ci fa qua?”.

La reclusione di persone con vulnerabilità psichica continua a rappresentare una vergogna nel nostro Paese, del tutto incapace di costruire un sistema di presidi territoriali idonei che possano sostenere e fornire strade a chi convive con la “follia”. In queste giornate dure, i pochi presidi presenti sono chiusi ed in molti si ritrovano senza nemmeno il minimo di aiuto, già carente in precedenza. Di sicuro sono persone vulnerabili che non dovrebbero nemmeno mettere piede per un solo giorno nei centri di detenzione amministrativa.

Ci fanno pagare un nescafé 5 euro. Ci fanno fare la spesa di testa loro. Paghiamo quel che decidono”.

E’ quanto meno grottesco, oltre che vergognoso, che a fronte dei non pochi soldi che vengono elargiti dallo Stato agli enti gestori dei CPR, un recluso sia costretto a pagare delle cifre per beni di prima necessità che sono il triplo del normale. Palazzo San Gervasio è ancora gestito alla Engels srl, già denunciata in passato dalla Campagna LasciateCIEntrare per carenza di assistenza persino come ente gestore all’interno del sistema Sprar!

E pensa un po’ le coperte: dovrebbero darci quelle nuove. Qui dicono di lavarle, ma non sappiamo come ed in tanti qui soffrono di allergia e non stanno bene. Qui non siamo protetti dal virus e da niente. Un giovane ha un problema di ernia da tempo e sta malissimo, non dorme mai, eppure il medico gli dice di farsela rientrare da solo, che tanto qui deve stare e basta”.

Le voci delle persone trattenute continuano a raccontarci storie di diritti negati e di degrado, di luoghi invisibilizzati. Nonostante il periodo sia così delicato e ci siano dei decreti emanati per limitare la diffusione del virus, l’assistenza medica è carente o del tutto assente.

Gli avvocati qui sono solo collaboratori del sistema, nessuno parla, nessuno ha il coraggio di denunciare quello che qui sta avvenendo. E gli assistenti sociali? Nemmeno ci sono. Chi ci ascolta qui? Siamo trattati peggio delle bestie. Ora siamo in sciopero della fame. Abbiamo saputo che in carcere danno la possibilità di contattare i parenti e di vederli tramite video internet. E noi? A noi ci trattano malissimo. Siamo del tutto abbandonati. Nemmeno in emergenza ci permettono almeno di vedere i nostri familiari”.

Le condizioni del CPR di Palazzo San Gervasio, come quelle degli altri centri, non fanno che peggiorare: LasciateCIEntrare denunciava oltre un anno fa le difficoltà di accesso alla difesa, le violenze di polizia ed il “precario” accesso alle cure. Nei CPR persistono problemi strutturali molto gravi, quello igienico sanitario è talmente evidente che dovrebbe far agire le istituzioni preposte e decretare l’immediata chiusura.

Mentre i rimpatri sono bloccati perché molti Paesi stanno chiudendo le frontiere, e vari stati europei stanno liberando le persone recluse nei centri (1), in Italia uomini e donne si ritrovano ancora reclusi nei centri di detenzione amministrativa, in condizioni di vita disastrose, senza tutele e giustamente preoccupati per la propria salute. Insieme al Legal Team Italia e molte altre associazioni, la Campagna LasciateCIEntrare ribadisce la necessaria e immediata chiusura dei CPR rilanciando l’appello fino ad oggi rimasto inascoltato (https://www.lasciatecientrare.it/emergenza-coronavirus-bloccare-gli-ingressi-nei-cpr-e-procedere-alla-progressiva-chiusura-dei-centri/).

Sosteniamo la lotta e il coraggio delle persone recluse. Chiudere i CPR subito!
(1)
– https://www.theguardian.com/uk-news/2020/mar/21/home-office-releases-300-from-detention-centres-amid-covid-19-pandemic
– https://www.meltingpot.org/Rilasciate-dal-CIE-di-Aluche-quartiere-di-Madrid-n-d-t-le.html

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