L’appello della Campagna LasciateCIEntrare e di ADIF (Associazione Diritti e Frontiere)

Ieri, 19 dicembre 2019, il Servizio Centrale SIPROMI ha inviato una circolare agli enti locali dei Progetti Sprar in scadenza il 31 dicembre, dove si sollecita l’uscita dal sistema di accoglienza dei titolari di protezione umanitaria. E’ il CIAC che pubblica una nota a riguardo, opponendosi all’ennesima barbarie proposta dai piani alti. Noi, l’associazione ADIF ed altri abbiamo più volte dimostrato come il sistema di accoglienza sia stato progressivamente smantellato per effetto dell’abolizione della protezione umanitaria, ma anche per mere ragioni economicistiche che confliggono con il riconoscimento degli standard minimi imposti a livello europeo e con la dignità delle persone.

In questi mesi abbiamo continuato a monitorare una situazione indecente di fuoriuscita dai centri, tra revoche d’accoglienza da effettuare in 5 giorni a famiglie con minori e revoche a titolari di status da Cas, i cui responsabili non si danno nemmeno la briga di richiedere l’inserimento in SIPROIMI, indirizzando i malcapitati verso Roma a bussare direttamente alle porte dei signori del Servizio Centrale. Sono aumentati anche i casi di allontanamento dal sistema di accoglienza per provvedimenti disposti dai prefetti sulla base della denuncia di comportamenti contrari agli obblighi di comportamento assunti dagli “ospiti”. I prefetti stanno cercando di smantellare il sistema di accoglienza con provvedimenti disciplinari che devono essere impugnati in tutte le sedi.

Tanti poi sono gli enti gestori dei CAS che non hanno accettato le proroghe al ribasso fino a giugno del 2020 e che chiuderanno un po’ ovunque, impossibilitati a tener fronte alle spese, per i continui ritardi del Ministero nell’erogazione dei fondi per l’accoglienza, o per la decisione di non accettare che il sistema di accoglienza sia definitivamente tramutato in un dormitorio con nessun servizio. Perché a questo è stato ridotto con la quota di 18/20 euro a persona al giorno: nessun corso di italiano e servizio di inclusione, niente più mediatori e psicologi, pochi operatori con un ridotto numero di ore di presenza che a stento riescono a capire se mancano saponi e lenzuola. Tagli che tra l’altro hanno già portato alla chiusura di molti centri ed al licenziamento di circa 15.000 persone tra operatori ed insegnanti di italiano, giovani e non che erano così riusciti a restare nei propri territori senza dover emigrare altrove.

Chiedevamo un’accoglienza degna perché i soliti profittatori usavano i soldi  per farsi gli affari propri e decine sono state le denunce e le inchieste da noi portate avanti in questi 9 anni, da quando con l’ENA (Emengenza Nordafrica) si aprì la stagione dell’accoglienza malgestita e criminosa. Sono stati colpiti piccoli progetti virtuosi e sindaci solidali, mai i veri profittatori.

A nulla è servito! Anzi, il racconto della malaccoglienza ha rafforzato chi ha fatto sulla “questione migranti” una propaganda politica becera, demolendo con l’odio le fondamenta della parola “accogliere”. Le stesse norme, dalla Legge Minniti-Orlando ai Decreti sicurezza di Salvini, sono state approvate per demolire il diritto di asilo e di accoglienza, costruendo molteplici e sofisticati muri contro la regolarizzazione e l’accesso ai diritti di base. Cancellato il permesso per motivi umanitari, abrogato il diritto all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, facilitata la possibilità di “cacciare” gli ospiti per futili motivi, ci siamo ritrovati di fronte ad un mare di persone che naufragano nell’impossibilità di rinnovare o di accedere ad un permesso di soggiorno, e da un giorno all’altra sbattute in strada senza alcuna tutela.

Ed ora anche questa circolare, un regalo di Natale, che di nuovo colpisce chi possiede un permesso per motivi umanitari: uomini, donne e bambini doppiamente ripudiati e calpestati che da qui ad una decina di giorni dovranno trovare posto all’addiaccio, sotto i ponti e negli anfratti delle nostra città, alla mercé di sfruttatori e del ludibrio di chi festeggia il natale al calduccio, con il presepe sotto l’albero. Mentre è sempre più critica la situazione di coloro che, dopo un diniego, magari adottato sulla base di orientamenti che adesso la Cassazione smentisce, hanno ancora un ricorso pendente ed un periodo di incertezza che potrebbe compromettere il loro destino.

Una circolare sigillata con il marchio della parola discriminazione, senza tenere conto delle sentenze degli ultimi mesi che sanciscono l’irretroattività della Legge Salvini. Ancora una volta si taglia a pezzetti il diritto che si dovrà nuovamente ricucire nei tribunali, ma in quanto tempo? Ed in quanti nel frattempo si ritroveranno per strada?

Chiediamo a tutti gli enti locali, ai gestori e agli operatori degli SPRAR di rifiutare le imposizioni del Servizio Centrale, chiediamo a tutti di opporsi a quest’ennesima ingiustizia.

Mobilitiamoci perché vengano abrogati i decreti sicurezza, perché venga ricostruito il diritto d’asilo, come detta l’art. 10 della nostra Costituzione, perché venga garantita un’accoglienza dignitosa e umana. Facciamo appello a tutte le realtà territoriali di attivarsi, di mettere a disposizione i propri spazi, di sollecitare i Comuni per garantire alle persone di non finire sotto un ponte.

Mobilitiamoci per una regolarizzazione generalizzata delle tantissime persone che hanno subito le ingiuste leggi di un paese che ripropone, ancora una volta, leggi di discriminazione razziale, prendendo a calci la nostra Costituzione resistente che si deve trasformare in pratiche di mobilitazione permanente.

Campagna LasciateCIEntrare, ADIF