Pozzallo – In uno stanzone lungo sono disposti diversi letti a castello. Alcuni sono vuoti e privi di materassi, altri sono “oscurati da coperte” poste alla bell’e meglio per creare quel minimo di privacy, che in questo posto è impossibile.

Eppure qui attendono che finisca il periodo di quarantena previsto dai Dpcm dell’era COVID famiglie con minori, donne e uomini di diversa nazionalità. In tutto, si tratta di una trentina di persone. Sono là da almeno tre settimane, Alcuni anche da quattro, in una quarantena che sembra non avere fine. 

Il luogo è spoglio e squallido; anche le condizioni igieniche appaiono precarie. Gli sguardi delle persone sono invece chiari nella sofferenza, che è un continuum anche rispetto alle carceri libiche. Vi sono infatti cittadini eritrei, vittime di tortura in Libia che speravano di trovare in Italia qualcosa di diverso da stanze spoglie e mancanza di adeguata assistenza.

Vi sono bambini con le famiglie che avrebbero necessità di altri luoghi in cui sentirsi tutelati.

Tra loro pare che nessuno abbia ancora fatto domanda di protezione, eppure nonostante il periodo di quarantena, il dpcm Covid non cancella il diritto internazionale, come invece pare accadere sempre in queste situazioni di trattenimento a seguito dello sbarco: nelle navi, nei centri sulla terraferma.

Nell’appello si chiede: trattamenti umani. Vi sono donne e bambini. Fa molto freddo. Inoltre qui ci sono stati positivi al Covid e, una volta trasferiti, questa stanza non è stata sanificata. Siamo preoccupati.

Chiediamo dignità di trattamento

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