Punto focale dell’accoglienza in Calabria è il Cara di Crotone, situato ad Isola Capo Rizzuto. Una struttura già salita agli onori della cronaca per la messa sotto inchiesta per infiltrazioni malavitose del Consorzio Opere Misericordia, che lo gestiva, ed il suo conseguente commissariamento. Proprio qui vennero eseguite le prime 26 espulsioni in virtù del decreto di cosiddetta “sicurezza”. “Tra i migranti cacciati c’era anche una donna incinta e una bambina di pochi mesi – ricorda Luca Mannarino, referente per la Calabria della campagna LasciateCIEntrare -. Il decreto del ministro era stato interpretato in maniera restrittiva. Queste furono le prime espulsioni in tutta Italia e la cosa fece scalpore perché dava la misura di quello che sarebbe presto successo in tutto il Paese. L’emergenza ebbe comunque il merito di spingere le associazioni e la cittadinanza attiva a fare rete e ad organizzarsi per supplire alle carenze del sistema di accoglienza. Molti dei migranti allontananti dal Cara hanno trovato una sistemazione in appartamenti messi a disposizione dalle Cooperative sociali e dalle associazioni di volontariato operanti nell’area e dalla Croce Rossa”.

Dopo questo avvio, però, la tendenza si è invertita. Man mano che i Centri di Accoglienza Straordinaria dislocati sul territorio regionale vengono chiusi, i migranti ospiti vengono spostati all’interno del Cara. Durante l’ultima visita di LascateCIEntrare, lo scorso 31 agosto, nella struttura c’erano 570 uomini, 32 donne e 8 minori. Oggi i numeri dovrebbero essere molto superiori.

Il 1 marzo, tra l’altro, è stato assegnato il nuovo appalto per la gestione del Cara di Crotone. Il lotto principale dei circa 60 milioni complessivi se lo è aggiudicato la Croce Rossa. “Sulla carta, i capitolati dei servizi che dovrebbero erogare sono molto generici – commenta Luca – Le previsioni di azione del nuovo Dirigente della struttura sono, come sempre, idilliaci. Staremo a vedere i fatti. Ora come ora, per quanto riguarda i monitoraggi, la campagna LasciateCIEntrare sta attraversando una fase di riorganizzazione per adeguarci alle nuove normative, ma presto torneremo a chiedere di poter visitare i centri di accoglienza”.

Per ora, se le nuove leggi dovessero avere un effetto positivo, potrebbe essere solo quello di spingere l’arcipelago associazionista calabrese alla mobilitazione congiunta. “Stiamo lavorando insieme a tante altre realtà per creare una rete umanitaria capace di dare una risposta a tutti i migranti con i cosiddetti ‘permessi umanitari’ che presto saranno espulsi dal sistema di accoglienza. Ora più che mai occorre essere uniti per prepararci, insieme, ad affrontare le tante, troppe, emergenze umanitarie che scaturiranno da questo infausto decreto”