Un altro naufragio di fronte alla Tunisia, nel Mar mediterraneo. Non finisce mai la conta dei morti: giornaliera, anno dopo anno, goccia a goccia. Tanti quante le gocce del mare.
Nell’ultimo naufragio c’era Fnan, che avevamo incontrato a Tunisi nel 2019. Dove come rifugiato non aveva diritti. In tasca una inutile tessera UNHCR. Negli occhi lo sguardo di chi guarda oltre come di fronte ad un miraggio. Non era Tunisi la sua meta. Non era l’oblio di sé stesso, né il lento ingabbiante scorrere del tempo “inutile” nell’attesa di un ricollocamento e delle lettere per avere un visto.
Non era vita quella. “Di fronte all’abisso aveva una rosa in mano“.

Fnan, eritreo voleva tornare a sognare, sperare, vivere, combattere. Ha ripreso il mare, nonostante l’odio d’oltre frontiera e la scure della prigione europea. Ha ripreso il mare, nonostante le torture subite in Libia.
Fnan è naufragato insieme ad altri sognatori, di cui non conosciamo il nome.
Non doveva andare così. Non deve mai andare così.
Fnan cantava nella chiesa a Tunisi, nella sua lingua natia, sfondandoci il petto, in questo silenzio d’orrore.
Noi non dimentichiamo.
Che il viaggio sia lieve.

#noiviaccusiamo