Poco prima della mezzanotte di ieri sera, sei cittadini tunisini tentano la fuga dal CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) di Palazzo san Gervasio, ma vengono bloccati con l’uso di gas lacrimogeni e manganelli. Due di loro riescono a fuggire.

Ci viene riferito che alcuni si trovano nel CPR da 6 mesi, altri da oltre 9 mesi. Giunti in Italia avevano chiesto di poter far domanda di protezione internazionale e credevano che sarebbero stati portati in un centro di accoglienza. Ancora oggi non capiscono se il luogo in cui si trovano sia un centro di accoglienza o meno. Da noi ricevono l’informazione che il luogo in cui sono detenuti è un centro per il rimpatrio. Sono riusciti a formalizzare domanda d’asilo solo all’interno del CPR.

Riferiscono di non ricevere le cure mediche e di aver richiesto più volte assistenza senza riceverla. Tra loro vi è un cittadino tunisino con problemi cardiaci; un altro cittadino tunisino è in sciopero della fame da 8 giorni in forte stato depressivo. Fino al 26 aprile era presente nel centro un signore tunisino con problemi di deambulazione costretto ad utilizzare una sedia a rotelle, che in data odierna è stato trasferito altrove.

Intorno alle 17 di oggi ci dicono di essere fortemente preoccupati per la presenza di ben 5 camionette di polizia con 80 poliziotti, pronti ad infierire contro di loro.

Continua ad essere presente nel centro un cittadino curdo siriano che in questo momento (ore 17 ndr.) minaccia di uccidersi se entrano i poliziotti. Altre due persone (probabilemente di nazionalità tunisina) minacciano di impiccarsi.

Tutti si chiedono il motivo di questa permanenza prolungata (dai 6 ai 10 mesi). Il CPR continua ad essere un luogo detentivo di abusi e di repressione, indegno di un Paese cosiddetto civile.

Chiediamo che si metta fine a questi centri di segregazione e di violenza.

Campagna LasciateCIEntrare, Legal Team Italia, Osservatorio Migranti Basilicata

 

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