Il caso di Udine: 
un centro ancora off-limits per la Campagna LasciateCIEntrare e per la società civile

Dopo un anno e mezzo di richieste formali, alla Prefettura, il centro di accoglienza allestito presso la ex caserma Cavarzerani a Udine è ancora inaccessibile

È dall’estate del 2015 che la Campagna LasciateCIEntrare, insieme ad alcune realtà che si occupano di richiedenti asilo in Friuli-Venezia Giulia, è in attesa di una risposta da parte della Prefettura di Udine.  

La prima richiesta risale a un anno e mezzo fa. La Campagna LasciateCIEntrare non riceve risposta e contatta la parlamentare Laura Castelli. Il 10 ottobre 2015 una piccola delegazione si presenta al cancello dell’ex caserma Cavarzerani per la visita al centro di accoglienza: l’accesso viene accordato soltanto a Castelli e a una sua assistente, mentre la referente territori della Campagna e due delegati della Onlus Ospiti in Arrivo non vengono fatti entrare per «provata ostilità» (questo quanto si sono sentiti dichiarare gli attivisti da un rappresentante dell’ente gestore all’ingresso della Caserma).

A un anno di distanza, il 5 giugno 2016, la Campagna LasciateCIEntrare invia alla Prefettura di Udine una richiesta di accesso alla tendopoli di Udine presso l’ex caserma Cavarzerani. L’occasione è la mobilitazione nazionale per l’accesso ai centri del 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato, in concomitanza con altre 60 visite previste in tutt’Italia. L’accesso viene richiesto per una delegazione formata da membri delle associazioni Ospiti in Arrivo Onlus e Tenda per la pace ed i Diritti, due realtà del territorio che si occupano di richiedenti asilo. Il 21 giugno la Prefettura risponde chiedendo di esplicitare, per ciascuno dei soggetti per i quali era stato richiesto l’accesso, «l’interesse specifico, concreto ed attuale riconducibile ad una situazione giuridicamente tutelata», richiesta cui la Campagna risponde che «l’interesse del singolo membro di una delegazione o di un’associazione è da considerarsi interesse stesso della collettività».  Silenzio. 

 

Il 12 luglio la Campagna LasciateCIEntrare rinnova alla Prefettura di Udine la richiesta di accesso e visita alla tendopoli per il 21 luglio e per la medesima delegazione, questa volta insieme a un rappresentante della Campagna Nazionale. Il 18 luglio il Prefetto dichiara di aver richiesto alla Questura accertamenti sulle singole persone della delegazione. L’esito dei controlli avrebbe permesso l’ingresso alla Cavarzerani: la risposta ancora non è arrivata e sono passati tre mesi

 

La tendopoli presso l’ex caserma Cavarzerani continua dunque a essere un luogo off-limits per la Campagna. Un de-luogo che non è mai stato giuridicamente definito e continua a non esserlo, come dimostra l’ultima visita fatta dall’europarlamentare Elly Schlein, cui è stato consentito l’accesso il 29 luglio scorso, che così scrive nel suo rapporto: «A domanda ci rispondono che si tratta di una forma ibrida, tra Cas e Cara, nato sull’onda dell’emergenza per evitare che le persone dormissero per strada o nei parchi della città. Eppure la convenzione stipulata tra Prefettura ed ente gestore dovrebbe fare chiarezza anche su questo aspetto, nonché chiarire, come in tutti i casi di centri d’accoglienza o di trattenimento, quali sono i servizi che l’ente gestore è tenuto a fornire, a fronte del corrispettivo economico ricevuto. Di questa convenzione, non abbiamo potuto ancora ricevere copia, ma l’ente gestore si è impegnato a farcela avere via mail. Senza aver visionato la convenzione, diventa complicato svolgere nel dettaglio il nostro lavoro di monitoraggio, che si basa anche sul confronto tra ciò che si osserva e il livello di servizi che l’ente gestore è tenuto a fornire da convenzione. L’ente gestore è stato individuato con affidamento diretto, e ci dicono che in autunno si terrà una regolare gara d’appalto per l’affidamento in gestione». Ricordiamo che la convenzione della struttura era già stata richiesta dalla Parlamentare Laura Castelli il 10 ottobre 2015, con l’impegno di consegna via mail. Una mail come il vento, evidentemente, che deve attraversare “mille vicoli e vicarielli” prima di arrivare a destinazione. 

Rispetto a questa particolare vicenda, appare quanto meno grottesco che il Prefetto richieda specifiche sulla motivazione all’accesso della Campagna, con verifiche sui singoli delegati, quando lui stesso non possiede specifiche risposte e documenti sulla situazione giuridica della Caserma. La temporaneità e l’inadeguatezza del luogo vengono ribadite candidamente dal Prefetto Vittorio Zappalorto in un’intervista al «Messaggero Veneto» del 19 agosto: «La Cavarzerani era nata come serbatoio temporaneo: 15-20 giorni di permanenza al massimo, prima di essere distribuiti sul territorio. Ma visto che i Comuni non ne vogliono sapere di prenderseli, l’ex caserma è diventata un luogo di accoglienza definitiva. Con tutti i problemi di sovraffollamento che ne conseguono: quasi mille ospiti, a fronte dei 350 posti disponibiliÈ chiaro che tutto, in simili condizioni, diventa inadeguato».  

Restiamo sempre perplessi di fronte alla dicitura “temporaneo”: che cosa significa? La struttura è attiva da oltre un anno: è nata per sopperire all’emergenza dei richiedenti asilo in strada in attesa di collocazione strutturata ma è rimasta tale, con gli stessi problemi di gestione sommaria: «non viene somministrato pocket money, i vestiti vengono dati solo a chi ne ha bisogno, non c’è continuità dell’insegnamento della lingua, non c’è adeguata assistenza legale» (dal rapporto di Elly Schlein). I diritti però non hanno valore di temporaneità: considerando il tempo intercorso, per quale motivo non si è fatto nulla che tutelasse gli ospiti all’interno? Il Prefetto sottolinea che la struttura è diventata “definitiva”: nel momento in cui ha smesso di essere considerata temporanea, perché non ci si è dati da fare per garantire un’accoglienza dignitosa delle persone?  

In tutto questo tempo l’accesso alla Campagna è stato negato. Un tempo di lesione dei diritti e di mancate tutele, documentate da Ospiti in Arrivo attraverso la raccolta di testimonianze dei richiedenti asilo ospiti del centro e denunciate dall’europarlamentare Schlein. Abbiamo quindi tutti i motivi per credere che l’accesso sia stato negato esclusivamente per nascondere quanto continua ad accadere in violazione dei diritti dei richiedenti asilo, nell’attesa forse di una soluzione dal “cielo” del Governo a mettere le toppe per poi concedere l’accesso. Vietare l’ingresso ad associazioni indipendenti e che cercano di fare un monitoraggio serio e costante nel tempo, evidenziando ove se ne riscontrasse l’esigenza, le criticità della gestione, è di fatto una censura palese del diritto della società civile di veder garantiti diritti dei cittadini stranieri presenti nel nostro paese. 

E pare che ora il Governo, appunto, voglia far in modo che l’ex caserma Cavarzerani diventi un centro permanente di accoglienza. Il 21 settembre, il Prefetto dichiara al «Messaggero Veneto» che la ex caserma Cavarzerani «potrebbe diventare un centro di accoglienza con tutti i crismi che ora non haPer farlo serve un decreto del Ministero degli Interni». Ma le cose continuano a essere poco chiare: due giorni dopo, nell’annunciare che le tende verranno sostituite da moduli abitativi, a seguito della denuncia dell’Europarlamentare, il Prefetto dichiara che «l’unico centro permanente rimarrà il Cara di Gradisca». E il Sindaco commenta: se «le tende vengono sostituite dai moduli abitativi è solo un fatto cristiano». Il Prefetto insomma continua non sapere di che centro si tratti e soprattutto sottace il fatto che un luogo che ospita richiedenti asilo dovrebbe offrire condizioni di accoglienza dignitose, una corretta informativa legale, assistenza sanitaria: non solo perché umano, ma perché previsto dalla normativa europea, nazionale ed internazionale. 

Da quanto sopra, ci sentiamo di prevedere che la risposta alla nostra richiesta di accesso verrà data quando il centro avrà caratteristiche dignitose e ci sarà stato il tempo di cancellare tutti gli abusi subiti dagli “ospiti” in questo periodo (che potrebbe durare decenni di “temporaneità”): ma si, mettiamoci una pietra sopra, anzi un modulo abitativo sopra. 

Come Campagna, con il supporto delle realtà locali, ribadiamo la nostra sicura e certa ostilità a queste forme vergognose di occultamento della verità sugli abusi che si continuano a perpetrare ai danni di chi dovrebbe essere tutelato e invece si trova nelle mani totalmente e definitivamente, queste sì, inadeguate delle nostre Istituzioni.   

                             

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