Campagna LasciateCIEntrare

Report visita CARA; CIE, CDA Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto (Kr)

Sabato, 22 novembre 2014

La visita è stata effettuata da una delegazione composta da: Onorevole Celeste Costantino (SEL), Emilia Corea ed Enza Papa (Associazione Culturale “La Kasbah” Cosenza)

Il centro governativo “Sant’Anna”  è situato all’interno di un’ex base dell’aeronautica militare, lungo la statale 106 a 5 km dal comune di Isola Capo Rizzuto e a 16 km dalla città di Crotone. Lungo la strada a scorrimento veloce, si incontrano gruppi di persone che percorrono la statale a piedi per raggiungere il centro abitato. All’arrivo della delegazione siamo state invitate ad attendere l’autorizzazione all’entrata, in virtù del fatto che la visita non era stata precedentemente annunciata dalla parlamentare Celeste Costantino. Sin dalla sua nascita il CARA è gestito dalla Confraternita delle Misericordie di Crotone. Secondo quanto riferito dagli operatori della Misericordia attualmente sono presenti 1169 richiedenti asilo provenienti, in prevalenza, da Pakistan, Gambia, Afghanistan e Mali.

Appena varcato il gabbiotto di polizia all’ingresso, mentre fornivamo le nostre generalità, personale di polizia e dell’esercito italiano procedeva al controllo in ingresso e in uscita dei richiedenti asilo. Muniti di guanti di lattice, manganello e mascherina gli agenti perquisivano le persone controllandone gli effetti personali. Giunte al posto di polizia, gli agenti che ci hanno scortate in attesa dell’autorizzazione da parte del prefetto nei nostri confronti, ci hanno mostrato quella che definiscono “la sala di regia”: un ufficio all’interno del quale è possibile monitorare 24 ore su 24 i movimenti delle persone attraverso decine di dispositivi di controllo. Attraverso un numero imprecisato di telecamere sparse è possibile in tempo reale avere il pieno controllo di tutto ciò che accade all’interno del campo più grande di Europa. Dopo circa un’ora di fastidiosa anticamera nel posto di polizia, giustificata dal mancato preavviso della visita, l’onorevole Celeste Costantino ha deciso di iniziare da sola l’ispezione, in attesa che venissimo autorizzate a entrare. Prima di poter raggiungere la parlamentare siamo state trattenute per un’ulteriore ora nello spazio antistante alla questura, dove abbiamo visto sfilare davanti ai nostri occhi un numero ingente di rappresentanti delle forze dell’ordine: esercito italiano, polizia e carabinieri, alcuni dei quali in tenuta antisommossa, mentre gli “ospiti” del Cara ritiravano il pasto quotidiano da consumare all’interno dei container dove alloggiano. Molti ragazzi si sono fermati a parlare con noi, chiedendoci il motivo della nostra presenza e se lavorassimo all’interno del campo. Rassicurati dalle motivazioni della nostra visita hanno iniziato a lamentare le pessime condizioni di vita nel campo incitandoci ad andare a vedere con i nostri occhi il degrado e le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere. Più volte si sono avvicinati alcuni agenti intimandoci di non parlare con gli “ospiti” e ricordandoci il divieto assoluto di fotografare l’area. Alle ore 13 e dopo due ore di attesa finalmente l’autorizzazione è arrivata.

Il campo si sviluppa su un’area estesa all’interno della quale si trova una struttura in muratura composta da piccoli edifici e destinati ad ospitare le famiglie e, più avanti, tre zone dotate di container, campo  B,C, D (il campo D in fase di ristrutturazione) e una cosiddetta area Switch. Sulla sinistra si trova, infine, il campo A, quello adibito a zona container sin dalla nascita del CARA. All’interno della stessa area, sulla destra, sorgono rispettivamente: il CIE, attualmente chiuso e, a quanto riferito dagli operatori delle “Misericordie” in fase di ristrutturazione e i locali della Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato. La fisionomia del centro è quella di un’enorme gabbia: reti di filo spinato e muri di cemento armato circondano tutta l’area.

Raggiungiamo la parlamentare all’interno della cosiddetta area Switch, dove i container si compongono di 100 alloggi da 4 posti ciascuno, suddivisi in 27 zone e proseguiamo, accompagnate da una referente prefettizia, quattro agenti di polizia e due operatori delle “Misericordie”,  attraverso le varie aree fino a giungere al campo A dove la situazione appare particolarmente grave. Tutti i container visitati contengono al loro interno almeno dieci materassi sudici e senza lenzuola. All’interno di alcuni container si trovano delle pietre adibite a fornelli sui quali vengono riscaldati i pasti consumati, in alternativa, freddi, per terra o sui letti. Nei container, le cui dimensioni potrebbero ospitare non più di due o tre persone, si dorme, si mangia, si trascorrono i giorni, le settimane, i mesi, in attesa dell’audizione in commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato. Assolutamente privi dei più elementari requisiti igienici risultano essere i bagni e le docce, situati all’esterno dei container: fatiscenti, sporchi, privi di carta igienica e di sapone. Dai rubinetti, molti dei quali rotti, scorre un filo di acqua gelata,  sui pavimenti ristagnano enormi chiazze di acqua sporca, alcuni bagni situati all’interno del campo B risultano essere privi del tubo di scarico. All’esterno dei container situati nel campo A da un tubo esterno rotto si registra la fuoriuscita di liquame a pochi centimetri da alcuni cavi elettrici. Tale situazione perdura, secondo quanto riferito da un operatore della “Misericordia” da diversi mesi.

Dai colloqui intrattenuti con un giovane medico presente all’interno dell’infermeria le persone non vengono sottoposte a controlli sanitari approfonditi. Le analisi del sangue vengono effettuate in maniera sporadica, per le emergenze si procede all’invio presso l’azienda ospedaliera di Crotone. Coloro che risultano essere affetti da scabbia vengono sottoposti al trattamento topico e isolati all’interno di una piccola stanza per 12 ore. In seguito vengono rimandati nei loro container, costretti a dormire sugli stessi materassi sui quali il parassita della scabbia continua a riprodursi e a contagiare la persona. Appare assolutamente grave il fatto che persone che hanno affrontato un viaggio lungo e difficile per arrivare in Italia non possano usufruire di visite sanitarie specifiche volte ad accertare lo stato di salute. Gli esami relativi alla tubercolosi vengono effettuati solo su alcune persone e solo quando la malattia è conclamata. Difficile comprendere il motivo per cui non venga effettuato un esame dell’espettorato, un rx torace o l’esame di reazione Mantoux per quanto riguarda la diagnosi di tubercolosi o un semplice esame del sangue ai  richiedenti asilo, anche in virtù del fatto che lo stato eroga un finanziamento  volto a garantire un’assistenza sanitaria adeguata e non di carattere emergenziale.

Dopo aver visitato i container abbiamo chiesto di mostrarci l’area destinata al trattenimento dei richiedenti asilo in attesa di identificazione. Quest’area si compone di un padiglione suddiviso in due stanzoni comunicanti attraverso una porta blindata interna. Stiamo parlando del padiglione all’interno del quale, all’indomani dell’operazione Mos Majorum, centinaia di siriani hanno denunciato di essere stati costretti con la forza all’identificazione.  Le stanze (Sale di accoglienza A e B) risultano essere prive di riscaldamenti e adibite a contenere centinaia di persone, vista la grande quantità di materassini accatastati contro il muro in entrambe le strutture. All’interno dei due stanzoni sono situate dozzine di panche e, secondo quanto riferito dagli accompagnatori delle “Misericordie”, se i numeri sono elevati, le persone rimangono rinchiuse al loro interno anche 48 ore. Si registra la presenza di due soli piccoli bagni. Alcune incrostazioni rossicce sulle panche situate nella Sala di Accoglienza B hanno attirato la nostra attenzione. La spiegazione fornita dagli agenti in merito alla loro presenza è che si tratti di ruggine.

Più volte, in quei giorni, avevamo sollecitato l’intervento di parlamentari chiedendo loro di recarsi con urgenza per verificare cosa stesse accadendo e per impedire l’eventuale uso della forza. Tentativi vuoti! Ci si è limitati a mere conversazioni telefoniche tra alcuni deputati e gli uffici prefettizi i quali hanno “rassicurato” gli onorevoli in merito alla situazione denunciata. Ieri quei padiglioni erano vuoti. Dentro di noi riecheggiano ancora le grida di quei siriani identificati con la forza, uomini e donne, in fuga da guerre che hanno descritto quel luogo come Guantanamo, denunciando la violenza subìta con queste parole: “hanno svegliato un ragazzo colpendolo…ora ci stanno prendendo uno ad uno…hanno un atteggiamento mafioso…urlano, i bambini piangono!”

Al termine della visita, ci accompagna ancora una volta un senso di rabbia e di frustrazione. Per oltre 10 anni abbiamo raccolto testimonianze, racconti di ordinaria repressione e di abusi, frutto di una gestione securitaria ed emergenziale dell’immigrazione che calpesta e offende l’umanità tutta.  Nessun lavoro di ristrutturazione e nessuna bonifica potrà mai legittimare l’esistenza di strutture che anziché accogliere, tutelare e proteggere, rinchiudono, reprimono, feriscono la dignità. E’ ora di consegnarle definitivamente alla storia!

Report e visita realizzati da Enza Papa ed Emilia Corea (Associazione “La Kasbah”) nell’ambito delle visite ai CIE e CARA della campagna LasciateCIEntrare.

Il 5 dicembre 2014 è stata depositata un’interrogazione parlamentare a firma dell’On. Celeste Costantino ed Erasmo Palazzotto sulla visita al CARA di Crotone che potrete scaricare al seguente link:

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=29052&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%2

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