All’alba di ieri mattina, il paventato sgombero dei migranti alloggiati presso il Residence degli Ulivi a Falerna, ha avuto inizio. Un ingente spiegamento di forze dell’ordine ha fatto irruzione alle 7:00 all’interno delle abitazioni dei profughi. Al nostro arrivo abbiamo trovato la maggior parte dei migranti fermi all’ingresso del residence, i pochi bagagli in mano, le facce esterrefatte, un futuro immediato di incertezza ancora più angosciante di ieri.

Non hanno dato loro nemmeno la possibilità di consumare l’ultima colazione all’interno di quella che negli ultimi quattro anni è stata la loro casa, nessun briciolo di umanità nei confronti di centinaia di persone che da stasera si ritroveranno a vagare per le strade di Falerna in cerca di un angolo di strada dove passare la notte. Niente, non interessa a nessuno capire chi ci si trova davanti e quale sia il suo vissuto: l’importante è risolvere quello che sembra il più grande problema della cittadina tirrenica.

Lo sgombero, avvenuto senza che le persone ospitate all’interno degli stabili siano state formalmente informate delle operazioni (con notifica tradotta in lingua), e/o preventivamente coinvolte in una consultazione genuina, così come prescritto dal diritto internazionale in materia di sgomberi, viene effettuato, quindi, senza assistenti sociali, senza mediatori culturali e senza i servizi sociali del comune.

Eppure, ad eccezione del proprietario dello stabile, ci sono tutti gli attori della vicenda di Falerna: il sindaco, tronfio per l’avvento del “grande” giorno; i responsabili del Consorzio “Calabria Accoglie”, sorridenti e alteri a coadiuvare il lavoro delle forze dell’ordine e a fare “la conta dei danni”.

Dall’altra parte loro, gli “invisibili” di Falerna. Immobili accanto alle biciclette utilizzate per andare a lavorare, ogni mattina, nelle campagne circostanti, a guardare le ultime cose rimaste e gli strumenti da sempre adoperati per il lavoro volare giù dai balconi dei fabbricati.

Un uomo urla davanti al sindaco, chiede ripetutamente di poter mangiare, ci mostra i referti del pronto soccorso, ci riferisce di un problema allo stomaco. Un altro si inginocchia a terra in lacrime, ci chiede: “Che ne sarà di noi? Fa freddo, non possiamo restare all’aperto, vi indignerete solo quando saprete che gli africani del residence degli ulivi sono morti per strada?” Avevamo tentato, nelle settimane scorse, in seguito all’emanazione dell’ordinanza di sgombero, di trovare un compromesso con il sindaco.

Avevamo chiesto e ottenuto un incontro con lo stesso al fine di evitare l’ennesimo atto amministrativo che non si preoccupa della gestione del bene comune e della tutela dei diritti, ma risponde in maniera ottusa e repressiva ad una situazione già delicata.

Il 18 febbraio 2013 con una circolare del Ministero dell’Interno si decideva la fine dell’“Emergenza Nordafrica”. Con tale atto numerosi centri d’accoglienza venivano chiusi buttando per strada migliaia di migranti.

Nel caso del Residence degli Ulivi di Falerna però, andato via il consorzio di cooperative “Calabria Accoglie” (Soc. Coop. Il Delfino e Consorzio Promidea) che gestiva la struttura, tra rimpalli di responsabilità tra le autorità e un contenzioso civile tra il proprietario della struttura e lo stesso consorzio “Calabria Accoglie”, i migranti erano rimasti all’interno dell’ex centro dando vita ad un’importante forma di autogestione e solidarietà, fino alla recente ordinanza di sgombero.

All’incontro eravamo giunti chiedendo una proroga necessaria ad effettuare un censimento, indispensabile per verificare le condizioni degli ospiti e per potere individuare per ognuno di essi la soluzione più appropriata, dando anche la nostra disponibilità in attività che potessero essere risolutive della situazione.

Nel centro infatti vivevano famiglie con minori, malati, numerosi migranti regolari in attesa del semplice rinnovo del permesso, lavoratori delle campagne. Eravamo consapevoli che uno sgombero immediato avrebbe avuto come unica conseguenza il semplice spostamento di quello che viene individuato oggi dall’amministrazione come un problema. È lecito pensare, di fatto, che smantellato il campo senza alcuna altra soluzione abitativa, se ne crei subito un altro.

Non solo quindi una scelta discutibile da un punto di vista sociale ed umano, ma un atto poco lungimirante ed intelligente anche per il più spietato dei burocrati.

Tuttavia il Sindaco non curante di tutto ciò aveva espresso la sua immediata volontà di sgombero. Sgomberare subito, sgomberare a qualsiasi costo, questo il sunto del suo pensiero!

A suo dire, il campo di Falerna rappresentava un porto franco di illegalità; di fatto l’apertura del centro sarebbe corrisposta all’arrivo della delinquenza a Falerna.

In un delirio salviniano ci aveva raccontato di “commercianti costretti a chiudere per i migranti che fanno il bagno a mare”, di imprenditori che “giustamente” offrono paghe minori ai lavoratori stranieri i quali, però, accettandolo rubano il lavoro agli italiani; italiani brava gente che per la conseguente perdita del lavoro causato dal “furto” da parte dei migranti, vanno fuori di testa e “picchiano giustamente” la moglie.

Tutti i mali del mondo, dunque, racchiusi in questo centro, e sgomberandolo si sarebbe posta fine a tutti i problemi che affliggono Falerna.

È curioso pensare che un tale disastro sia stato generato in un centro dove per anni le cooperative interessate avrebbero invece, sempre a suo dire, svolto un eccellente lavoro.

È chiaro che ancora una volta i migranti, soggetti deboli di questa vicenda di speculazione economica prima e sciacallaggio politico adesso, sono gli unici a farne le spese.

Mentre ancora una volta la politica decide di essere cieca e ingiusta, mossa da deliri di onnipotenza e personalismi, svuotata dal suo più nobile significato, è ovvio che non possiamo restare in silenzio.

Tutte le autorità coinvolte nello sgombero dovranno assumersi le responsabilità e le conseguenze che da tale atto deriveranno.

Altra Lamezia

Associazione La Kasbah

Associazione Garibaldi 101

Campagna LasciateCIEntrare

Collettivo Autogestito Casarossa40

Co.S.Mi. – COmitato Solidarietà Migranti – Reggio Calabria

Federazione provinciale Usb – Unione Sindacale di Base

Movimento ambientalista del tirreno

S.P.A. Arrow

Di Dario Stefano dell'Aquila

Il rapporto di Amnesty International sugli Hotspot, rischia di essere rapidamente liquidato dal governo italiano con poche frasi di indignata difesa di ufficio. A nostro avviso, invece, la complessità delle tematiche sollevate e l'autorevolezza dell'organizzazione, meriterebbe una ben più approfondita discussione, oltre il tema dei maltrattamenti che pure vogliamo qui affrontare.

In primo luogo, una questione generale di metodo. Amnesty nel corso della redazione del rapporto ha scritto al Ministro degli Interni chiedendo chiarimenti su alcuni punti emersi dalle interviste ai rifugiati e richiedenti asilo, senza ricevere risposta. Noi pensiamo che la capacità delle istituzioni di interloquire con le organizzazioni non governative, anche in modo aspro, entrando nel merito delle tematiche sollevate, sia un indice di trasparenza e  maturità democratica.

In secondo luogo, il rapporto di Amnesty solleva come questione “politica” il nuovo sistema degli Hotspot che, è bene ricordalo, è stato fortemente voluto in sede di Unione Europea e ne evidenza il limite principale. Prima dell’introduzione dell’approccio hotspot, scrive Amnesty, «la gran parte degli arrivati era automaticamente avviata alla procedura del sistema d’asilo, dopo (..) una delle misure prioritarie richieste all’Italia (...) è stata invece l’immediata identificazione dei “migranti irregolari” con l’obiettivo di accelerarne l’espulsione». Da questa trasformazione, derivano due conseguenze esaminate nel rapporto. La prima che l'indirizzo politico voluto dalla Commissione europea, figlio della logica di Dublino, favorisca la violazione del principio di non refoulement, determinando respingimenti  indiscriminati le persone di persone esauste che, al  termine di un viaggio pericoloso e traumatizzante, non hanno informazioni adeguate sui loro diritti e che sono penalizzate per non chiedere l'asilo immediatamente al loro arrivo. La seconda conseguenza è che le esigenze di identificazione con le impronte digitali diventino prioritarie rispetto ad ogni altra valutazione, anche rispetto a garantire una immediata accoglienza a chi è appena sbarcato. Lo testimonia anche il recente caso di Palermo (8 novembre scorso) con centinaia di migranti lasciati in attesa sulla nave Dattilo, sotto pioggia e vento, perché le disposizioni  prevedevano che andassero identificati a gruppi di cinquanta. Come ha dichiarato un addetto all'accoglienza ai giornalisti di la Repubblica, «non è umano, anche perché i gazebo a terra sono vuoti. Ma è la procedura».

Qui veniamo al secondo punto, quello della violazione dei diritti. E' importante sottolineare come non esista alcuna procedura legislativa che disciplini le modalità per prendere le impronte. Questa delicata procedura è regolata con disposizioni di carattere amministrativo il che affievolisce fortemente ogni forma di tutela e non chiarisce quali siano i limiti dell' “uso della forza”. Poi, riteniamo che come sia scorretto generalizzare o mettere in discussione in toto la professionalità delle forze di polizia e delle persone addette all'accoglienza (cosa che del resto Amnesty non fa), è altrettanto inopportuno procedere a difese di ufficio che non accertino caso per caso, episodio per episodio, se quanto raccontato da un migrante corrisponda al vero. Le difese di ufficio danno dimostrazione di spirito corporativo, ma hanno lo sguardo corto. L'accertamento puntuale dei fatti, invece, garantisce tutti senza lasciare ombre che non saranno mai dissipate. Come Campagna LasciateCIEntrare abbiamo negli anni raccolto molte segnalazioni che testimoniano di trattamenti degradanti nei CIE (prima nei CPT) e di condizioni inumane. In alcuni casi, come quello di Lecce, le violenze subite dai migranti son state accertate in sede processuale, ma il più delle volte restano lettera morta.

Fermo restando l'esigenza di una riflessione politica che ripensi l'intero sistema, possiamo nel mentre evitare che, a garanzia di tutti, i CIE e gli Hotspot siano luoghi trasparenti e accessibili, aperti al controllo dei parlamentari, dei consiglieri regionali, dei giornalisti, delle organizzazioni non governative, della società civile? Se oggi persino i parlamentari fanno fatica ad accedere in questi luoghi, come possiamo pensare che un rifugiato riceva una adeguata tutela e sia garantito nei propri diritti.

Il Presidente della Repubblica, nel suo discorso di insediamento ha parlato dei rifugiati come di  «un'emergenza umanitaria, grave e dolorosa, che deve vedere l'Unione Europea più attenta, impegnata e solidale» e ha poi detto «mi auguro che negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani».

Ecco, noi vorremmo che nelle istituzioni si possa riflettere con fiducia anche il volto dei migranti, dei rifugiati, dei richiedenti asilo, perché ci siamo così abituati a prendere impronte che abbiamo reso questi volti invisibili. 

Noi, per parte nostra, continueremo a fare il nostro meglio a fianco di Amnesty e dalla parte dei diritti.

Per sottoscrivere il nostro appello e conoscere l'elenco aggiornato dei firmatari, clicca qui.

 

Un appello lanciato da ADIF (Associazione Diritti e Frontiere) e Campagna LasciateCIEntrare

Lo scorso 3 novembre, Amnesty International ha pubblicato il rapporto Hotspot Italia: come le politiche dell’Unione europea portano a violazioni dei diritti di rifugiati e migranti”, in cui denunciava gli episodi di violenza, detenzione arbitraria e illegalità che da tempo si registrano nel sistema italiano di identificazione e accoglienza. Basandosi su un accurato lavoro di raccolta di testimonianze, i ricercatori hanno tratteggiato un quadro di sistematica violazione di principi costituzionali e convenzioni internazionali, segnalando anche casi di tortura.

Anziché suscitare una pronta reazione istituzionale volta a verificare la realtà dei fatti e individuare le eventuali responsabilità, la denuncia di Amnesty è stata accolta con sprezzante alterigia (“cretinaggini” e “falsità” “costruite a Londra”) e minacce di denuncia. Il generale clima di isolamento e l’attacco alla credibilità di Amnesty e alle sue modalità di ricerca, comprovate da anni in tutto il mondo, ci hanno spinto a lanciare un appello per far quadrato attorno alla storica organizzazione internazionale per i diritti umani e per chiedere un’indagine indipendente.  

L’appello, dapprima rivolto alle ong e alle associazioni, ha visto convergere forze politiche e sindacali, realtà di movimento e di sostegno e tutela dei migranti, laiche e religiose, a cui si sono uniti avvocati, giornalisti, attivisti, uomini e donne di cultura, europarlamentari di diversi Paesi e gruppi politici, che vogliono esprimere gratitudine per l’insostituibile lavoro di tutela dei diritti svolto da Amnesty e preoccupazione per pressioni che potrebbero intaccare l'indipendenza del lavoro degli osservatori delle ong e della società civile.

Continuano a giungerci adesioni, sia di associazioni, ong, forze sociali e politiche, sia di semplici cittadini. Aggiorneremo quotidianamente l’elenco.

ADIF - Associazione Diritti e Frontiere

Campagna LasciateCIEntrare

 

Qui il testo dell'appello con l'elenco degli attuali firmatari

A FIANCO DI AMNESTY INTERNATIONAL

Con il rapporto Hotspot Italia: come le politiche dell’Unione europea portano a violazioni dei diritti di rifugiati e migranti, pubblicato il 3 novembre 2016, Amnesty International ha denunciato gli episodi di violenza e illegalità che ormai da tempo si registrano nel sistema italiano di identificazione e accoglienza. Molti di noi lo hanno fatto, ma in modo episodico e circoscritto a particolari situazioni e illegalità che ormai da tempo si registrano nel sistema italiano di identificazione e accoglienza. Basandosi su un accurato lavoro di raccolta di testimonianze, Amnesty ha invece messo media e istituzioni di fronte alla sistematica violazione di principi costituzionali e di convenzioni internazionali – ovvero di quelle pietre miliari della nostra convivenza civile intese a garantire il rispetto dei diritti umani, la libertà e la dignità di ogni persona.

Il Capo del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Viminale ha descritto il rapporto come un insieme di “cretinaggini” e di “falsità” costruite a Londra e non in Italia. Un attacco violento, difficile da comprendere in una normale dialettica democratica tra cittadini e istituzioni. L’obiettivo comune, infatti, dovrebbe essere la tutela di quegli standard di accoglienza e rispetto della persona che sempre più vengono erosi dalle politiche di respingimento ed esternalizzazione delle frontiere imposte dall’Unione dopo il varo, nel maggio 2015, dell’Agenda europea sulla migrazione.

Riteniamo essenziale fare quadrato attorno a chi ha avuto il coraggio civile e politico di denunciare senza mezzi termini gli abusi ripetuti e comprovati delle forze di polizia perpetrati dentro e fuori i centri: episodi di ingiustificabile violenza nel corso delle procedure di identificazione e di prelievo forzato delle impronte come pestaggi, utilizzo di manganelli elettrici e umiliazioni sessuali; violazione dei diritti della persona messi in atto nei trattenimenti prolungati all’interno dei cosiddetti hotspot; violazione del diritto internazionale agita nei respingimenti semplificati e nei rimpatri di massa verso paesi retti da regimi come il Sudan e l’Egitto.

Amnesty ha tenuto a sottolineare, nel rapporto, che molte operazioni vengono compiute senza che si verifichi alcuna violazione, “grazie alla professionalità degli agenti di polizia”. È per questo che è necessario che tutti i soggetti che si occupano di migrazione – a cominciare da quelli istituzionali – accolgano con gratitudine il lavoro di denuncia fatto dalla società civile e appoggino la richiesta avanzata da Amnesty International di un’indagine indipendente su quanto avviene nei centri di identificazione o negli altri luoghi in cui si registrano forme di detenzione amministrativa, comunque denominati.

Noi siamo a fianco di Amnesty, pronti a rilanciarne e continuarne il lavoro.

ADIF (Associazione Diritti e Frontiere)

Campagna LasciateCIEntrare

Per adesioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Hanno aderito:

ACAT Italia (Azione dei Cristiani per l’Abolizione della Tortura), Ambasciata Diritti delle Marche, AMISS (Associazione Mediatrici Interculturali Sociali e Sanitarie) Bologna, Antigone, Archivio Memorie Migranti, ARCI Grottaglie, ARCI Roma, ARCI Rosa Luxemburg (Cuneo), Articolo 21, Asinitas, Associazione Ambulatorio Internazionale Città Aperta (Genova), Associazione Africa Insieme (Pisa), Associazione Alisso, Associazione Comunità Emmaus Laterina, Associazione Emmaus Italia Onlus, Associazione Energiafelice, Associazione Esse, Associazione Garibaldi 101, Associazione Gruppo Emmaus (Cuneo), Associazione “I Girasoli” Onlus, Associazione Immigrati Pordenone, Associazione K-Alma, Associazione Nabad Milano (Progetto Spazio Mondi Migranti), Associazione Parsec, Associazione per i Diritti Umani, Associazione Periferie al Centro - Fuori Binario (Firenze), Associazione onlus Per Un’Europa dei Popoli, Associazione Senza Paura (Genova), Assopace Palestina (Firenze), Asus (Messina), Baobab Experience, Basta Morti (Rete Antirazzista- Firenze), Borderline Europe, Borderline Sicilia, Campagna Welcome Taranto, Cantieri Solidali - Le Piagge (Firenze), Carovane Migranti (Italia-Messico-Tunisia-Algeria), Casa Internazionale delle Donne, CGIL Roma e Lazio, Chiama l’Africa, Cittadinanzattiva, CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti), CIPSI, Solidarietà e Cooperazione, Clinica Legale per i Diritti Umani (Università di Palermo), Collegamento Italiano di Lotta alla Povertà, Collettivo Antigone, Comitato di Lotta Operai Licenziati e Cassaintegrati Fiat di Pomigliano, Comitato per i Diritti Civili delle Lucciole (Pordenone), Comitato 3 Ottobre, Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, Communia (Roma), Confederazione COBAS Sicilia, Coop. Sociale Be Free, Coop. Sociale Senlima, CostituzioneBeniComuni, Europe Écologie Les Verts EÉLV (Francia), CSA Ex Canapificio (Caserta), Ex Opg Occupato, Je so’ pazzo, Fondazione Casa della Carità “Angelo Abriani” (Milano), Forum Lampedusa Solidale, GLR (Gruppo Lavoro Rifugiati) Bari, Iran Human Rights Italia Onlus, L’Altra Europa con Tsipras, L’Altro Diritto (Firenze), Laboratorio 53, La Kasbah, Leftlab (Prato), Lunaria, Lunaria Volontariato Internazionale, MEDU (Medici per i Diritti Umani), Migralab Sayab (Messina), Milano Senza Frontiere, Missionari Comboniani Palermo, MSNA Minori Stranieri Non Accompagnati Blog, Museo storico della Liberazione di via Tasso, Naga, Oltreconfine-Scuola di italiano per Stranieri (Benevento), Organizzazione 24 marzo Onlus, Ospiti in Arrivo (Udine), Osservatorio Migranti Basilicata, Palermo SenzaFrontiere, Possibile, Progetto Rebeldia (Pisa), Progetto Melting Pot Europa, Radio CORA (Firenze), Resistenze Meticce, Rete Antirazzista Catanese, Rete Antirazzista Firenze, Rete dei Comuni Solidali, Rete Solidale (Pordenone), Rifondazione Comunista, Sinistra Europea, Ri-Make Milano, Scuola Mondo San Giuliano Terme (Pisa), Senza Confine, Sinistra Italiana, Sportello Immigrati di Caltanissetta, Tenda per la Pace e i Diritti, The Bottom Up, Transform Italia, Umungat Migrante, UsigRai, Zeroviolenza.

 

E individualmente:

Yasmine Accardo, Maurizio Acerbo, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Adriana Alberici, Marina Albiol Guzmán, (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Spagna), Maurizio Alfano, Luana Ammendola, Annapaola Ammirati, Massimo Angrisano, Cristina Annunziata, Stefania Aresta, Gennaro Avallone, Emma Ayout, Mauro Badagliacca, Elisabetta Baldassarre, Alessandra Ballerini, Daniele Barbieri, Daniela Bauduin, Giovanna Bettini, Moreno Biagioni, Malin Björk (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Svezia), Stefano Bleggi, Marta Bonafoni, Sergio Bontempelli, Franco Calamida, Luca Cardini, Maria Agnese Cardini, Giuseppe Carovani, Sandra Carpi-Lapi, Nadia Cavalca, Leonardo Cavaliere, Nessa Childers (europarlamentare Gruppo S&D - Socialisti e Democratici, Irlanda), Amalia Chiovaro, Alfonsina Ciccarelli, Rosa Maria Clemente, Giulio Clemente, Emilia Corea, Ignazio Corrao, (europarlamentare Gruppo EFDD -Europa della Libertà e della Democrazia Diretta, Italia), Raffaella Cosentino, Marco Cusano, Antonio D’Angiò, Marco D’Isanto, Chiara De Capitani, Loris De Filippi, Adele Del Guercio, Dario Stefano Dell’Aquila, Alfonso Di Stefano, Karima Delli (europarlamentare Gruppo Verdi, Francia), Federica Dolente, Pascal Durand (europarlamentare Gruppo Verdi, Francia), Janine Duranton, Cornelia Ernst (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Germania), Antonio Esposito, Roberta Fantozzi, Corine Faugeron, Paolo Ferrara, Paolo Ferrero, Marinella Fiaschi, Betta Ferrari, Giulia Beatrice Filpi, Erminio Fonzo, Eleonora Forenza, (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Italia), Gianna Frilli, Marco Furfaro, Stefano Galieni, Letizia Gallori, Cosimo Antonio Gervasi, Alfonso Gianni, Federica Giannotta, Manuela Giugni,  Giuseppe Giulietti (Segretario FNSI), Gianna Giunti, Judith Gleitze, Ana Maria Gomes (europarlamentare, Gruppo S&D, Socialisti e Democratici - Portogallo), Patrizio Gonnella, Tania González Peňas, (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Spagna), Claudio Graziano, Cinzia Greco, Maurizio Gressi, Mila Grimaldi, Natalie Griesbeck (europarlamentare Gruppo ALDE - Alleanza Liberale e Democratica, Francia), Claire Grover, Gabriella Guido, Fabian Mattheo Iorio, Eva Joly (europarlamentare Gruppo Verdi, Francia), Benjamin Joyeux, Merja Killönen (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Finlandia), Jude Kirton-Darling (europarlamentare Gruppo S&D - Socialisti e Democratici, Regno Unito), Dietmar Köster (europarlamentare S&D), Maria Grazia Krawzcyck, Paola La Rosa, Philippe Lamberts (europarlamentare Gruppo Verdi, Belgio), Claudine Layre, Mario Leombruno, Barbara Lochbihler (europarlamentare Gruppo Verdi, Germania), Claudio Lombardi, Olivia Lopez Curzi, Raffaele Lorusso (Segretario FNSI), Sabine Lösing (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Germania), Francesco Lucat, Vincent Madeline, Curzio Maltese (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Italia), Benedetta Mangialardo, Luca Mannarino, Cristina Mantis, Francesco Martone, Martina Michels (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Germania), Mimmo Mignano, Emilio Molinari, Franco Monnicchi, Antonio Montella, Roberto Morea, Flore Murard- Yovanovich, Demir Mustafà, Grazia Naletto, Massimo Napolitano, Simone Oggionni, Daniela Padoan, Arianna Papini, Silvia Pescivola, Santino Piccoli, Francesco Piobbichi, Tania Poguisch, Francesco Portoghese, Giulia Presutti, Rosa Rinaldi, Rossella Rispoli, Michele Rivasi, (europarlamentare Gruppo Verdi, Francia), Annamaria Rivera, Antonia Romano, Agata Ronsivalle, Franco (Ciccio) Rossi, Violetta Sanna, Alessandro Santoro, Bia Sarasini, Giorgio Scaramuzzino, Elly Schlein (europarlamentare Gruppo S&D - Socialisti e Democratici, Italia), Sergio Serraino, Maria Luisa Sevilla Andrada, Assunta Signorelli, Piero Soldini, Barbara Spinelli, (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Italia), Luigi Sunseri,  Bart Staes (europarlamentare Gruppo Verdi, Belgio), Christophe Teisseire, Gianfranco Tomassini, Massimo Torelli, Estefanía Torres Martínez (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Spagna), Paola Torricini, Alessandro Triulzi, Federico Ulivieri, Ernst Urtasun (europarlamentare Gruppo Verdi, Spagna), Julie Ward (europarlamentare Gruppo S&D - Socialisti e Democratici, Regno Unito), Nicola Vallinoto, Fulvio Vassallo Paleologo, Marie-Christine Vergiat (europarlamentare Gruppo GUE/NGL - Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, Francia), Guido Viale, Andrea Vitale, Giacomo Zandonini, Emanuele Zanni, Antonella Zarrilli.

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