Come Rete femminista “No muri, no recinti” stiamo da molti mesi costruendo un percorso di sensibilizzazione e contrasto rispetto alle politiche europee sulle migrazioni.

A questo scopo abbiamo diffuso l’appello “Muri e recinti: non è questa l’Europa in cui vogliamo vivere”, sottoscritto da moltissimi gruppi di donne italiane, spagnole e greche, e abbiamo lanciato una petizione per garantire ingressi legali a tutte le donne e gli uomini richiedenti asilo attraverso corridoi protetti e sicuri.

La petizione ha raccolto finora quasi 2.500 firme. Consideriamo gravissime le responsabilità occidentali rispetto alle cause di queste migrazioni, ma in particolare ne leggiamo la ragione nella profonda radice patriarcale ancor oggi alla base delle politiche di dominio dei vari centri di potere, globali e locali, che scatenano guerre e depredano il mondo, condannando alla disperazione i tre quarti dell’umanità.

Condividiamo quindi pienamente l’appello della Campagna “LasciateCIEntrare” per una mobilitazione generale in occasione della Giornata mondiale del rifugiato il 20 giugno 2016.

Vogliamo però caratterizzare la nostra adesione con un’attenzione mirata alla condizione delle donne ospiti in questi centri, e alla possibilità di monitorarne la presenza.

Ci sono molte donne lungo i pericolosi itinerari delle migrazioni africane e mediorientali. In quei percorsi le violenze e gli stupri sono all’ordine del giorno, così come nei campi di raccolta dove aspettano anche molto a lungo il momento di salpare su uno scalcinato barcone, in balia di criminali e a continuo rischio di morte. Se sono “fortunate” sbarcano finalmente sul suolo europeo, dove sperano di trovare asilo e sicurezza. Ma, ammesso che riescano a superare i muri, i recinti, i fili spinati e i gravi pericoli che incontrano in particolare sulle rotte balcaniche, quale accoglienza, quale inclusione le aspetta?

Donne provate dalle tremende esperienze che hanno vissuto, donne spesso incinte, a volte con bambini piccoli, persino donne ancora minori. Troppo spesso finiscono in luoghi che assomigliano a veri e propri campi di detenzione, in promiscuità obbligata, di nuovo esposte al pericolo di abusi, violenze e tratta, senza nessun riguardo per la loro specifica condizione e le loro specifiche esigenze.

Tutto questo accade in Europa, accade in Italia, nei diversi Centri sparsi sul territorio dove leondate di richiedenti asilo s’infrangono e si arenano, in attesa di sapere quale sarà la loro sorte.

Le notizie che filtrano ci dicono che lì per le donne non c’è sicurezza, vengono violati i loro diritti alla piena informazione e non si provvede a un’accoglienza “sensibile” alla specificità di genere.

Chiediamo allora con forza che le associazioni di donne possano visitare con regolarità i centri per migranti, allo scopo di conoscere le reali condizioni in cui le immigrate vivono e si possa così instaurare una relazione di vera accoglienza, garantendo il rispetto dei loro diritti.

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https://www.facebook.com/nomurinorecinti/

 

Delegazione:

Yasmine Accardo (Lasciatecientrare), Paola Andrisani (Lunaria/Omb), Chiara Prascina (Omb)

Matera. Area industriale, località Borgo La Martella.

Sabato 21 maggio 2016. Mattina.

 

La strada che conduce al CAS si chiama Via Enzo Ferrari, circondata da capannoni della Zona PAIP e in aperta campagna. Alla fine della stradina, un distributore di benzina sulla SP6. Qui il Fast Motel, dove spicca una gigantografia del logo “Auxilium”.

Una vera e propria cattedrale nel deserto, dove è impossibile una qualsiasi forma di inclusione sociale, in spregio a quanto scritto negli stessi bandi prefettizi che sottolineano il “non inserire centri di accoglienza in zone periferiche con difficoltà socio-ambientali (...) e favorire processi di inclusione sociale”.

Il centro abitato dista circa 4 km. Quegli stessi chilometri che i migranti fanno talvolta a piedi o in bici.

“Le bici le abbiamo acquistate noi con il lavoro o ce le hanno regalate”- così ci dice B. quando chiediamo se sia stata Auxilium a fornirgliene.

Un anno fa (fine agosto 2015), sulla SP6 veniva accidentalmente investito un ragazzo nigeriano del centro ed entrava in coma. Uscito dall’ospedale, veniva trasferito in un altro centro. Ma di lui non si hanno più notizie. Il ragazzo percorreva, come ogni giorno, in bici quella stessa strada, che all’imbrunire diventa buia e pericolosa. Troppi sono gli accessi poderali o ai capannoni dai quali sbucano vetture in velocità (a questo proposito è possibile avere una ricostruzione sommaria dei fatti qui: http://www.trmtv.it/home/cronaca/2015_08_26/92702.html, http://giornalemio.it/cronaca/tensione-al-c-a-r-a-di-matera-dopo-un-incidente-stradale/, http://it.geosnews.com/p/it/basilicata/mt/auto-investe-extracomunitario-in-bici-sulla-matera-gravina--in-prognosi-riservata-protesta-di-extracomunitari-al-fast-motel_7663733, anche il video: https://www.youtube.com/watch?v=67t7AIHO9xo).

 

Inoltre, proprio a seguito di questa vicenda, i ragazzi del centro avevano messo in atto una protesta, con tanto di marcia a piedi sino dinnanzi alla Questura, per avanzare delle richieste ben precise. Richieste che, ad oggi, non sono state accolte, e quella protesta è caduta nel dimenticatoio, volutamente messa a tacere perché scomoda. Molteplici furono le polemiche e gli insulti razzisti sui vari gruppi social a livello locale, poiché la cittadinanza mal tollerava anche la sola remota possibilità che dei migranti potessero avere dei diritti da rivendicare (per approfondire l’episodio di protesta, la marcia e le richieste fatte dai migranti al Prefetto, si può leggere qui: http://www.sassiland.com/notizie_matera/notizia.asp?id=37554&t=matera_la_protesta_ecco_cosa_chiedono_i_migranti_video_e_photogallery, http://www.sassilive.it/cronaca/pubblica-utilita/extracomunitari-del-cara-protestano-davanti-ai-carabinieri-di-matera/, http://www.basilicatamagazine.it/gli-immigrati-protestano-in-corteo-per-le-vie-di-matera/5784).

Il video, dell’agosto 2015, è davvero molto eloquente ed esemplificativo: https://www.youtube.com/watch?v=U3UTXXoCu6U.

 

La palazzina ha un ampio pian terreno dove è situato un bar (aperto al pubblico), e dove i ragazzi entrano a comprare le sigarette con i soldi del pocket money, che gli viene somministrato cash; altrimenti nel bar non entrano, o meglio non possono entrare (cosi ci racconta A., che si trova lì da oltre un anno, ed aspetta il risultato del ricorso avverso alla decisione negativa della Commissione territoriale di Bari). Le loro stanze, invece si trovano al primo piano.

Il pasto lo consumano quasi sempre nelle stanze, dopo la distribuzione ad opera della ditta che ha l’appalto di fornitura. Ricevono, due volte al giorno, cibo confezionato e prodotto dalla holding Ladisa (http://www.ladisaristorazione.it/it/index.aspx). Si tratta di un’azienda di Bari che rifornisce centinaia di mense tra scuole, uffici di polizia, ferrovie e Rai, in tutt’Italia. Essa è ben nota, tanto nel materano quanto nel barese, soprattutto alle mamme di bambini di asilo e scuole elementari, che hanno più volte denunciato cibo avariato, presenza di vermi, frutta non fresca. Su questo punto, ci sarebbe molto da approfondire (http://radioblackout.org/2015/09/le-fughe-dal-cie-e-i-vermi-di-ladisa-ristorazione/, http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/233208/Centri-per-immigrati-fanno-gola-.html, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/06/20/centro-immigrati-stop-alla-gestione.html, ... ).

Anche al Fast Motel la ditta Ladisa non gode di particolare stima. “Il pollo puzza e spesso la roba è talmente schifosa che nemmeno il cane che vive qui vicino se la mangia. Andiamo noi a comprare il riso e quel che riusciamo con i soldi del pocket money a Matera”. A. ci mostra delle foto - “Qui la puzza non si sente. Tu questo lo mangeresti?”. Ci mostra una foto di un contenitore in alluminio al cui interno “giace” una poltiglia biancastra che potrebbe essere o era semolino.

Questa situazione comporta che molti dei ragazzi si sono procurati dei piccoli fornelletti e cucinano in camera. Oltre a non essere igienico, è anche molto pericoloso. Ma il tutto viene avallato in silenzio dalla cooperativa che gestisce il centro.

Nel centro, di sabato mattina, non ci sono operatori o mediatori presenti, ma solo qualche addetto alle pulizie. Non vengono svolte attività ricreative e formative. Eccezione fatta per un corso di italiano, due volte a settimana, con due insegnanti. Tuttavia, non è stato previsto un corso di alfabetizzazione: molti degli ospiti non sanno né leggere né scrivere, e per tale ragione vengono automaticamente esclusi dalla frequenza al corso di italiano.

Molti ragazzi “sono andati a  lavorare … fra un po’ tornano”, ci dicono i pochi presenti. Il lavoro è soprattutto nelle vicine campagne, con una misera paga di circa 15 euro la giornata (che se non può configurarsi come caporalato, resta comunque grave sfruttamento lavorativo). “A parte questo non abbiamo nessun contatto con le persone. Non gli piacciamo. Boh”. “Vogliamo i nostri documenti ed andarcene”, ci dichiarano altri, che ci raggiungono pian piano.

Da quando sono qua ho avuto vestiti solo la prima volta e basta”. “Per andare in città andiamo a  piedi, non ci danno i biglietti per l’autobus … così. Tutti sanno che questo campò non è buono, non si mangia bene. Cuciniamo da soli con delle piastre che abbiamo acquistato. Cuciniamo anche la pasta!”. “Ci hanno dato solo un paio di lenzuola! Anche le scarpe, una sola volta".

Le stanze sono piccole, ma a composizione variabile all’interno, da quattro a otto anche nove persone (su un vecchio sito che riporta i dati dell’hotel quando era funzionante vengono menzionati 45 letti e 18 stanze … i conti fateli da soli). Non ci sono armadi e le lenzuola non vengono fornite. Non c’è una lavatrice e tutto viene lavato a mano. Tutto quello che hanno nelle camere o se lo sono procurato o l’hanno acquistato.

Nel centro, sono presenti cittadini nigeriani, gambiani, maliani e senegalesi. Circa 125 persone (un numero anche destinato a crescere visto che pare stiano tentando di inserire almeno altri 12 ragazzi in questi giorni).

Tra loro anche due donne nigeriane. Ne riusciamo ad incontrare solo una, giovanissima. “Si. Io sto bene. Non voglio essere trasferita lontano da qui. Ho un permesso per protezione sussidiaria. Se mi trasferiscono va bene ma basta che io possa restare a Matera o massimo a Bari”.

Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a queste assurdità. Due donne in un campo di soli uomini (diciamo che a Matera è una prassi assai diffusa, purtroppo). In una zona dove facilissimo è l’inserimento nel giro di prostituzione. La ragazza che abbiamo incontrato è già palesemente dentro il giro (e la cosa ci viene confermata anche dai ragazzi del centro, che dichiarano che è una cosa che “tutti sanno”). Nota grave: la Commissione territoriale di Bari aveva segnalato ad un’associazione locale che si occupa di vittime di tratta la presenza nel centro di queste due donne, al fine di poterle seguire in un percorso di recupero. La cooperativa Auxilium, sebbene sollecitata più volte da questa associazione, non ha mai dato seguito a queste richieste, abbandonando a se stesse la due donne. Oltretutto, entrambe hanno già da almeno due mesi ottenuto dalla stessa Commissione la forma gradata di protezione umanitaria, e avrebbero dovuto spostarle immediatamente in una struttura di seconda accoglienza. E invece sono ancora li (a questo proposito abbiamo inviato una segnalazione alla Prefettura di Matera, chiedendo l’immediato trasferimento delle due donne in una struttura adeguata – link alla lettera).

Nonostante, quindi, vi siano un piano nazionale anti-tratta ed organizzazioni che se ne occupano, in troppi centri di accoglienza non viene concesso l’accesso agli specialisti per seguire queste donne. Dopo il viaggio, la tratta e violenze di ogni genere, il loro inferno continua imperturbato e con il consenso silenzioso dei gestori dei centri, che nulla fanno per fare in modo che queste donne accedano al diritto di avere un’altra possibilità.

E qui c’è direttamente la superstrada ed il benzinaio. Quale posto migliore per entrare nel giro? Ma non basta.

Alcuni ragazzi ci riferiscono anche che ci sono delle donne italiane (anche di una certa età) che si recano nei pressi del centro e “recuperano” alcuni degli ospiti per portarli a casa loro.

Anche in questo centro l’informativa legale e l’accompagnamento alla Commissione territoriale non c’è stato. Eppure i motivi degli innumerevoli dinieghi delle commissioni sono anche dovuti alla scarsa, se non nulla, attenzione alla preparazione delle storie e di tutti i certificati che possano aiutare a dimostrare la necessità di asilo. Anche in quest’hotel la percentuale dei negativi è del 95%.

Agli inizi di aprile, in concomitanza con l’insediamento del nuovo Vescovo, il centro è stato visitato da quest’ultimo. I ragazzi ci hanno riferito che ben tre giorni prima della visita, la cooperativa Auxilium ha cominciato a provvedere a “grandi pulizie” e al riordino degli spazi, cercando di mascherare alla meno peggio l’evidenza di una situazione tutt’altro che normale. Eppure al Vescovo è stato presentato, come sempre accade, un Fast Motel “di facciata”.

In definitiva, un luogo “perfetto” (!) per entrare nello sfruttamento lavorativo e nella prostituzione o per essere facilmente dimenticati da chi dovrebbe monitorare e controllare che si facciano attività di formazione lavoro  o ricreative. Il tutto in barba alla tanto acclamata inclusione sociale.

Che altro dire? Complimenti!

 

Sono tantissimi i centri per migranti aperti ed operativi in Italia, gestiti direttamente dal Ministero dell’Interno e dalle Prefetture o dai privati in tutta Italia: si chiamano CAS, CARA, CPSA, HUB ed HOTSPOT.

I CAS sono presenti capillarmente in ogni regione, ve ne sono oltre 3000 per un totale di richiedenti asilo accolto pari al 72% di coloro che sono arrivati in Italia dai tanti scenari di guerra e di crisi (al 31.12.2105 nei CAS erano ospitati 76.683 migranti).

L'iniziativa nasce dalla constatazione che numerossimi sono i centri per migranti operativi nel paese offlimits a qualsiasi tentativo di monitoraggio delle condizioni d'accoglienza. Luoghi nodali per i respingimenti illegittimi che si stanno operando o per violazioni dei diritti umani, o segnalati e denunciati dai migranti per “mala gestione”. Alcuni di essi, a seguito di segnalazioni e denunce da parte della campagna LasciateCIEntrare, sono stati poi finalmente chiusi dagli organi competenti e alcuni enti gestori sono sotto indagine.

Dopo un anno di visite e relazioni come campagna abbiamo pubblicato il Rapporto “Accogliere, la vera emergenza” con le relazioni e le criticità riscontrate nei centri visitati.

In Italia sono ancora aperti 4 CIE: a Roma, Torino, Caltanissetta, Brindisi. L’accesso è discrezionale ed in alcuni luoghi non siamo ancora riusciti ad entrare come ad esempio negli attuali “Hot Spot”: centri ancora offlimits per la stampa e la società civile.

Sin dalla sua nascita la Campagna ha promosso numerosi presidi e delegazioni nazionali nelle principali città italiane. In particolare, ampia risonanza mediatica ha avuto la prima mobilitazione nazionale del 25 luglio 2011 che ha visto per la prima volta, la denuncia a livello nazionale dello stato dei CIE, strutture allora ancora sconosciute ai più, oltre il limite della vivibilità e del rispetto della dignità umana, ove siverificavano continue e sistematiche violazioni dei diritti umani fondamentali.  Quel giorno molti parlamentari entrarono per la prima volta in queste strutture per troppo tempo rimaste “invisibili” alla politica, alla stampa e all’opinione pubblica.

Il 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, vogliamo lanciare una mobilitazione nazionale, in contemporanea in moltissime regioni e città d’Italia, per entrare nei centri, insieme alla stampa italiana ed estera, a parlamentari, assessori, consiglieri regionali, avvocati ed alle associazioni della società civile.

Chiederemo autorizzazione per accedere alle varie strutture, e raccoglieremo

diversi dati in particolare:

• quali Prefetture hanno autorizzato o negato l’accesso;

• motivazioni del mancato accesso;

• istanze dei migranti;

• relazioni dettagliate sulle visite nei centri;

• rapporto e valutazioni delle associazioni.

Vogliamo farlo in questo momento che riteniamo particolarmente grave tanto per l’Italia che per l’intero contesto europeo. Le recenti vicende internazionali, dall’accordo fra UE e Turchia per il controllo dei richiedenti asilo provenienti da paesi in guerra, all’innalzamento di muri che chiudono tanto le frontiere esterne che quelle interne del “Continente Fortezza” fino all’elaborazione di piani che sembrano avere come unico scopo il controllo, la repressione e il rimpatrio di chi non è ritenuto degno di protezione ci creano indignazione e preoccupazione. Temiamo che si stia facendo morire il diritto d’asilo e contemporaneamente molte delle modalità di accoglienza che vengono fornite si dimostrino sempre più inadeguate quando non fondate unicamente su logiche di profitto e spesso di malaffare coperte da condizioni di presunta emergenza. Vogliamo che la società civile, di cui siamo parte, possa poter verificare nei luoghi di accoglienza e in tutti i centri per migranti, comunque chiamati, il rispetto dei diritti umani l’avviamento di percorsi che portino chi vi è ospitato alla completa autonomia e condizioni di lavoro dignitose anche per chi in tali centri opera.

LasciateCIEntrare lancia questa iniziativa a livello nazionale, chiedendo a tutte le realtà di intervenire e collaborare alle visite, coordinandoci con le diverse delegazioni sui diversi territori.

Aderiscono alla manifestazione: FNSI, ORDINE DEI GIORNALISTI, USIGRAI, Art.21.

NOTA BENE: per far parte delle delegazioni che chiederanno ingresso nei CIE e nei CARA l’invio della conferma e della copia del documento dovrà essere inviata entro e non oltre il 27 maggio. Questo per consentire di poter inviare le richieste alle Prefetture di competenza con adeguato anticipo per la procedura di autorizzazione anche del Ministero dell’Interno e delle Questure competenti. Per l’accesso è richiesto copia di un documento di identità e, in caso di giornalista, anche del tesserino stampa.

 

PER ADESIONI e INFO LOGISTICHE: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

CONTATTI

Gabriella Guido – Portavoce LasciateCIEntrare – +39 329.8113338

Yasmine Accardo – Referente dei territori – +39 349.7565172

Stefano Galieni – Ufficio stampa – +39 347.1777846

Maria Valentina Tora – Referente organizzazione #20giugnolasciatecientrare –

+39 393.9644597

 

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Website: lasciatecientrare.it

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PS. La Campagna cresce da e con i territori. Fondamentale è il loro monitoraggio. Se hai una segnalazione da inviarci riguardante un centro, una situazione o un caso particolare, puoi farlo con una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. o con messaggio privato sulla nostra pagina Facebook. Grazie!

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