Vogliamo Verità e Giustizia: chiediamo insieme ai familiari che sia fatta piena luce sull’assassinio di Soumaila Sacko, bracciante e militante sindacale USB, come abbiamo chiesto quando abbiamo rifiutato senza indugio la notizia della reazione a un furto. Vogliamo proseguire la marcia per i diritti sindacali e sociali dei braccianti e delle braccianti, indipendentemente dal colore della pelle e dalla provenienza geografica: insieme ai lavoratori ed alle lavoratrici di qualsiasi provenienza geografica, alle associazioni e movimenti per la giustizia sociale e la solidarietà, ai disoccupati e precari, agli studenti, alle famiglie e alle persone che già in tutta Italia si sono mobilitate dopo questo tragico delitto, proseguiamo la lotta che stavamo conducendo assieme al nostro compagno e fratello Soumaila Sacko.

Vogliamo diritti e dignità per i lavoratori e le lavoratrici di tutta la filiera agricola: vogliamo e dobbiamo onorare la memoria di Soumaila, e come ci hanno chiesto di fare anche i suoi familiari, rilanciamo la lotta dei dannati e delle dannate della terra, di chi si spezza la schiena per pochi euro al giorno e ha deciso di non chinare più la testa contro le prepotenze, i caporali e lo sfruttamento. Di chi lavora senza alcuna sicurezza, costretto ad accettarne qualsivoglia conseguenza. Vogliamo diritti sociali per i lavoratori e le lavoratrici delle campagne: viviamo spesso una condizione assimilabile alla schiavitù ed in condizioni di segregazione sociale, in non luoghi dove si produce l’annullamento delle persone che lo abitano e la privazione dei fondamentali diritti umani. Spesso non abbiamo elettricità, acqua e riscaldamento. Non abbiamo una casa, ma solo rifugi di fortuna. Siamo esclusi dalle società, siamo non-umani che vivono in non-luoghi. Siamo invisibili, salvo ridiventare visibili quando torniamo a lavorare nei campi e veniamo sfruttati e sfruttate. Rivendichiamo l'urgenza di un inserimento abitativo dignitoso.

Vogliamo la bonifica dell'area dell'Ex-Fornace “TRANQUILLA” riportata agli onori della cronaca dopo i fatti del 2 giugno 2018, considerata la discarica dei veleni più pericolosa d’Europa a causa dell’interramento di 130mila tonnellate di rifiuti industriali tossici. Il processo si sta per chiudere con un nulla di fatto, mentre la gente del circondario continua ad ammalarsi e a morire di cancro. Lo chiediamo insieme agli abitanti delle comunità locali che spesso vengono ingannate da campagne strumentali e razziste mentre vivono sulla propria pelle le conseguenza della crisi economica e sociale.

Vogliamo sicurezza per le lavoratrici delle campagne: esse vivono doppiamente lo sfruttamento e la vulnerabilità sulla propria pelle in quanto lavoratrici braccianti e in quanto donne. Esattamente come accadeva nel bracciantato della seconda parte dell'Ottocento negli USA nei confronti delle donne nere schiavizzate. Non vogliamo la guerra tra poveri: rifiutiamo la guerra tra poveri che ci vorrebbe contrapposti ai cittadini e alle cittadine del comprensorio, agli italiani e alle italiane, agli abitanti e alle abitanti della Piana di Gioia Tauro.

Rifiutiamo la contrapposizione non solo nel mondo dell’agricoltura ma anche, ad esempio, dei 400 licenziati del porto di Gioia Tauro. Siamo consapevoli che i nostri problemi non sono generati dall’altro, dal diverso, ma dalle politiche attuate dai diversi Governi, che ci vogliono contrapposti per distogliere la nostra attenzione dal vero nemico, da ciò che ci ha impoverito, resi privi di diritti e diseguali.

Siamo esseri umani non sudditi e (R)Esistiamo.

Mandiamo un abbraccio ai nostri fratelli che lavorano nella logistica che il 23 giugno marceranno a Piacenza.

A fianco dei compagni di Abd Elsalam, ucciso perché difendeva i diritti dei suoi compagni contro i soprusi delle multinazionali della logistica.

La lotta di noi sfruttati non ha confini, insieme diventiamo imbattibili. Vogliamo manifestare con gli abitanti della Piana di Gioia Tauro e della Calabria tutta, che non ci stanno a essere etichettati come razzisti e che quotidianamente sono impegnati nel promuovere la cultura del rispetto delle diversità, ma che ancora una volta vengono cancellati nella rappresentazione mediatica di un territorio che non corrisponde alla realtà. Invitiamo tutti e tutte alla manifestazione di Sabato 23 giugno 2018 dalle ore 10.00 con partenza da Piazza De Nava (Reggio Calabria): per Soumaila Sacko e per proseguire la marcia per i diritti sindacali e sociali dei braccianti e delle braccianti e di tutti i lavoratori della terra. #SoumailaSacko #Primaglisfruttati #Restiamoumani

Per adesione: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. USB (Unione Sindacale di Base) – Coordinamento Lavoratori agricoli USB.

La Campagna LasciateCIEntrare aderisce e sostiene la mobilitazione

Siamo difensori dei diritti umani, sindacalisti, lavoratori precari, attivisti, sindaci, avvocati e ricercatori. Apparteniamo a comunità di migranti, organizzazioni non governative e gruppi ecclesiali. Siamo gruppi auto-organizzati, individui e istituzioni. Viviamo in piccole e grandi città, in comunità che accolgono i nuovi arrivati e trovano modi per vivere in comune. Ci uniamo perché vogliamo costruire e diffondere strutture transnazionali di solidarietà per una società aperta con uguali diritti per tutti/e. Ciò che ci unisce è un rifiuto della deriva razzista e autoritaria portata avanti da molti governi, partiti e movimenti nazionali in tutta Europa e nel mondo.

 

Verso strutture transnazionali di solidarietà: vogliamo porti sicuri adesso!

Sappiamo fin troppo bene che il salvataggio in mare non è la soluzione migliore per i migranti che muoiono nei loro viaggi verso l'Europa. Nessuno dovrebbe rischiare la vita per viaggiare verso una qualsiasi destinazione. Ma sappiamo anche che, nella situazione attuale, abbiamo bisogno di operazioni di ricerca e soccorso, e sappiamo che tali operazioni dipendono da "porti sicuri", che si tratti di zone portuali lungo le coste o di comunità nella terraferma che offrono rifugio. Questo è il motivo per cui vogliamo che le nostre città diventino Porti Sicuri, così come di seguito li definiamo, al di là del quadro delle definizioni e degli accordi giuridici esistenti:

 

1) Un Porto Sicuro è uno spazio aperto, in cui le persone sono accolte e assistite indipendentemente dalla loro origine, razza, genere e classe. È un luogo aperto alla città, dove gli attori della società civile possono entrare e monitorare la situazione.

 

2) Un Porto Sicuro è uno spazio disobbediente, dove si alzano le voci che denunciano il razzismo, qualsiasi tentativo di bloccare gli arrivi e qualsiasi politica di deterrenza.

 

3) Un Porto Sicuro è uno spazio in cui i Diritti Umani sono rispettati, dove le persone non sono esposte al rischio di tortura, persecuzione o trattamenti inumani e degradanti.

 

4) Un Porto Sicuro è uno spazio in cui viene affermato il diritto alla mobilità, in cui alle persone viene concessa la possibilità di rimanere ma anche di proseguire il loro viaggio verso altre destinazioni. 

 

5) Un Porto Sicuro è un luogo dove né i migranti né coloro che sono solidali con loro vengono criminalizzati - né per condurre l'imbarcazione sulla quale hanno viaggiato, né per salvare persone in difficoltà in mare, né per dare informazioni indipendenti ai migranti, né per aiutarli a continuare il loro viaggio.

 

Vogliamo trasformare le nostre città in spazi di inclusione e non di esclusione, di rifugio e non di deterrenza. Lottiamo per avere comunità di accoglienza e non di segregazione. Come nuova alleanza, vogliamo promuovere la solidarietà tra i singoli comuni e a livello transnazionale che consenta alle persone di spostarsi liberamente dal loro primo luogo di sbarco ad altre destinazioni all'interno e al di fuori del paese in cui sono arrivate, oltre qualsiasi hotspot e oltre qualsiasi regola e sistema connesso al Regolamento Dublino e alla "ricollocazione". 

 

Apriamo subito i porti! Apriamo le città! Mettiamo fine alle morti dei migranti in mare!

 

Contatti per adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

La Campagna LasciateCIEntrare aderisce e sostiene l'appello

 

Dopo una sola settimana di “Governo” Lega/M5S, ecco le prime “purghe” e i primi crimini di stato razziali. 

Il neo Ministro dell’Interno e quello delle Infrastrutture, violano in Trattati Internazionali vietando lo sbarco nei porti italiani della nave Aquarius che da due giorni naviga in acque internazionali con 629 uomini e donne e minori. Ingaggiando un braccio di ferro con Malta, ma in realtà come atto di forza nei confronti dei paesi dell’Unione Europea.

Un atto “politico” contro esseri umani che va contro ogni principio di solidarietà, di umanità e contro i valori fondativi dell’Europa

Un atto barbaro, meschino, che evidenzia come l’Italia e l’Europa non abbiano ancora intrapreso una politica di accoglienza e di inclusione che è invece necessaria ed urgente, volta a contrastare quei fenomeni di traffico di esseri umani che non si combatte con accordi scellerati, come quello con la Libia.

Un atto contrario agli Art. 2 e 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che potrebbe configurarsi anche come un atto di espulsione collettiva, vietato dall’Art. 4.

Una nave in sospeso nel Mediterraneo. Fuori dai confini dell’umanità e dei diritti.  

#NOIVIACCUSIAMO

Campagna LasciateCIEntrare

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